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Shut up, Donnie. Come i media USA hanno zittito il Presidente Trump

2 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Da tempo il mondo è in piena “Trump fatigue”, la sovraesposizione delle dichiarazioni, quasi tutte discutibilissime, del Presidente degli Stati Uniti d’America. Tanto rumore in soli due lunghissimi anni, densi di avvenimenti di portata mondiale e carichi di tensione. Una modalità imputata al suo agire spregiudicato nel condurre gli affari oltre che alle chiacchierate condizioni mentali e al narcisismo patologico. Tutti gli elementi che si prestano bene a dettare l’agenda degli argomenti ma che hanno anche destabilizzato l’ordine economico globale insieme alla credibilità degli USA stessi.


Dazi a singhiozzo, rapporti interni rissosi con la FED e i governi degli stati americani “non allineati”, le minacce a nazioni confinanti (Canada, Messico, Venezuela, Cuba) o all’Europa, l’inconcludente guerra in Iran, la conseguente palude dello stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, il mix è letale per relazioni internazionali e ed affari.


Sarebbe difficile elencare tutte le pessime uscite di Trump che hanno accentrato l’attenzione dell’opinione pubblica distogliendola dai fallimenti interni, dai rumors sul caso Epstein e dagli immensi guadagni che the Donald sta realizzando, sorretto da tutte le agevolazioni legate al solo fatto di essere un capo di Stato (profitti stellari con le società della sua galassia al limite dell’insider trading, una sua cryptovaluta molto opaca, gadgetteria da regime, social network e mass media di sua proprietà…). Probabilmente il vero slogan elettorale dovrebbe essere Make “Donnie” Great Again.


Il gradimento nei confronti del tycoon è infatti sceso ai minimi storici. Secondo un sondaggio della NBC (il più clemente), il 55% degli americani ritiene che Trump abbia danneggiato l’economia nazionale e il 56% gli è contrario. Secondo invece l’American Research Group, la percentuale di elettori avversi a Trump sale al 68%. Un’ipoteca preoccupante sulle mid term.


Per contenere questa decimazione dei consensi, il presidente ha ben pensato di bollare la stampa critica come dispensatrice di fake news. CNN, MS Now e Politico vengono allontanate dalla Casa Bianca. Media compiacenti, blogger e influencer MAGA restano dentro. È l’ultimo atto di un conflitto serrato con la stampa fatto di liti con i giornalisti, smorfie piccate, parossismi e le immancabili “sceriffate” per smarcarsi da qualsivoglia domanda che mettesse in dubbio i successi annunciati.


Il risultato è stato il moto di protesta solidale di NBC, ABC, CBS e Fox che hanno trasmesso l’ultimo discorso presidenziale senza l’audio, modo emblematico per zittire quel potere che crede di silenziare a piacimento l’informazione statunitense. Di tutta risposta, Trump ha inaugurato il suo canale televisivo, Trump Tv, per dare in pasto ai suoi l’ennesima portata propagandistica di un’America che torna ad essere economicamente solida, portatrice di pace, ricchezza e stabilità.


Stiamo partecipando alla stesura di un romanzo orribile? Forse, ma questa volta sarà solo Donnie a sentirlo.


Trump e le sue espressioni grottesche - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Donald_Trump_at_the_2026_Salute_to_America_event_F20260704AH-0803.jpg

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