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Seconda serata: noia, ipocrisia e festini bilaterali

La seconda serata del festival conferma e riafferma la noia che aleggiava già all’esordio.

Ferdinando Traversa, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Ferdinando Traversa, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Quello che, a mio avviso, traspare è che il primo a non essere convinto è Carlo Conti, che porta a casa il suo compitino senza alcun entusiasmo, come se non vedesse l’ora di finire. Dà l’impressione quest’anno di essere stato quasi costretto e questa sensazione è palpabile: non è sicuramente il conduttore che ci ha abituato a slanci emotivi, ma addirittura mostrarsi algido e distaccato ai vari omaggi liquidandoli con poche parole non è stato piacevole. I risultati in termini di ascolti non lo stanno premiando: il parterre di cantanti e la qualità delle canzoni, i co-conduttori buttati a caso e poco valorizzati, specie ieri sera, e ospiti non all’altezza di certo non aiutano.

 

Un aspetto che voglio sottolineare è come sia cambiato l’approccio alla questione Palestina: se due anni fa sotto la gestione Amadeus, il conduttore, pur non prendendo esplicitamente posizione, ha permesso che se ne parlasse liberamente, oggi la cosa è completamente sotto silenzio. Ermal Meta, pur con la lodevole (e forse paracula) iniziativa di dedicare una canzone ai bambini di Gaza, non li nomina mai direttamente e addirittura nella presentazione del pezzo viene genericamente e ipocritamente menzionata una “terra martoriata”. Non ci siamo.

 

Veniamo all’omaggio al mito Ornella Vanoni: la nipote Camilla Ardenzi canta, visibilmente emozionata “Eternità”, un pezzo fantastico, ma viene purtroppo relegata a un orario improponibile e viene liquidata in cinque secondi: vergognoso. Pochi minuti prima invece è andata in scena l’apologia di Fausto Leali che, per carità, è stato un cantante di successo nei festival del passato ma non è né Lucio Dalla né Massimo Ranieri, se vogliamo scomodare un cantante âgé  di successo.

 

A sparigliare le carte ci pensa Elettra Lamborghini che visibilmente alterata da qualche tisana alle erbe parla di questi fantomatici festini bilaterali: l’hype di cui avevamo bisogno. Infatti, tutti noi vorremmo capire se è quello lo spettacolo e scappare in un’altra dimensione oppure siamo condannati a soffrire e subire altre tre serate di festival con questo ritmo soporifero.

 

Nota positiva: se riuscite a recuperare il sonno durante il festival, seguite il Dopofestival a guida Nicola Savino: fresco, intelligente e divertente nonostante l’orario. L’anno prossimo il festival consegnatelo a lui.

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