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Festival di Sanremo 2026. Al via la settantaseiesima edizione della kermesse canora

L’attesa è finita, stasera prenderà il via il Festival di Sanremo, il momento televisivo più importante della stagione. Affidato anche quest’anno al collaudato Carlo Conti, l’edizione 2026 del Festival, date le premesse, si candida a diventare una delle edizioni più noiose di sempre. 

Carlo Conti e il siparietto coi kuTso al 65 Festival di Sanremo nel 2015 - Storico musicale, CC0, via Wikimedia Commons
Carlo Conti e il siparietto coi kuTso al 65 Festival di Sanremo nel 2015 - Storico musicale, CC0, via Wikimedia Commons

Partiamo dai partner che affiancheranno Carlo Conti nella conduzione. Se l’anno scorso il parterre è stato alquanto variegato ma comunque istituzionale (si pensi a Clerici, Scotti ma anche Cucciari e Frassica), quest’anno le scelte sembrano dettate più da un’agenda di governo che da un effettivo appeal televisivo. Co-conduttrice di tutte e cinque le serate sarà Laura Pausini, non nuova a palchi così importanti. La ricordiamo, purtroppo, per aver condotto l’edizione dell’Eurovision a Torino nel 2022, con risultati dal punto di vista professionale non proprio brillanti, soprattutto se paragonata ai suoi colleghi dell’epoca, Cattelan e Mika. Cosa abbia indotto Conti a scegliere la cantante romagnola, non è dato sapere (o forse sì). Attendiamo con ansia ogni suo scivolone.

 

Proseguendo con i partner di Conti, a parte il caso Pucci che ha tenuto banco nelle scorse settimane, sembrano non avere un effettivo senso le scelte di Can Yaman, Pilar Fogliati, Irina Shayk e Lillo. Il cast sembra stato composto non solo per non dar fastidio a nessuno, ma nemmeno per innescare qualche polemica o trashata, che è sempre stata all’ordine del giorno durante il festival. Ci troveremo a rimpiangere ancora una volta i festival di Amadeus, che nell’immenso e infinito calderone ci regalavano cafonate, pacchianate ma anche spunti e riflessioni interessanti (e qualche polemica per infiammare gli animi e i social).

 

Ospiti musicali di rilievo non se ne registrano, a parte Ramazzotti e Alicia Keys, più qualche cantante riesumato dalle vecchie edizioni per gli inutili Suzuki stage all’esterno del teatro Ariston e sulla Costa Crociere.

 

Il Primafestival sarà tutto al femminile con Ema Stokholma, Carolina Rey e Manola Moslehi, mentre il Dopofestival è affidato a Nicola Savino, forse unica speranza per qualche momento più intelligente, purtroppo a tarda notte.

 

Ma veniamo a quello che dovrebbe essere il cuore del programma, cioè la musica. Tolta la quota “pronti per l’obitorio” presente ogni anno, questa volta rappresentata da Patti Pravo, il resto del cast lascia molto a desiderare. Tommaso Paradiso per la prima volta sul palco dell’Ariston e ne avremmo fatto volentieri a meno, ma è stato annunciato da Carlo Conti come fosse Michael Jackson. Cantanti ormai alla frutta come Nigiotti, Raf, Renga che probabilmente non avranno niente da dire. Quota femminile forse un po’ più promettente con Brancale, Levante, Ditonellapiaga. Pericolo vittoria per la coppia Fedez-Masini, recidiva dopo la serata dei duetti dello scorso anno. Insomma, pare che quest’anno non ci sia stata la corsa dei pezzi grossi della musica italiana a partecipare alla kermesse, che più che una brutta copia del festival di Amadeus, come fu l’anno scorso, promette di essere un revival della più disastrosa edizione di Pippo Baudo nel 2008.

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