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Scuola, il ritorno nelle aule-forno

13 set
Tempo di lettura: 6 min

Temperature estive, classi sovraffollate e strutture inadeguate: il nuovo anno scolastico si apre sotto il peso di un’emergenza troppo spesso relegata ai margini del dibattito pubblico


Il ritorno tra i banchi dovrebbe coincidere, per sua stessa natura, con l'idea di una ripartenza: il ritorno alla quotidianità, alla socialità, alla formazione, a quella dimensione collettiva nella quale la scuola assolve alla sua più nobile funzione, quella di costruire il futuro attraverso l'educazione delle nuove generazioni. Eppure, anche quest'anno, migliaia di studenti italiani si apprestano a varcare la soglia degli istituti scolastici in un contesto climatico che appare sempre più distante dalla tradizionale scansione stagionale. Temperature tipicamente estive, picchi di calore e condizioni atmosferiche anomale impongono una riflessione non più procrastinabile sull'adeguatezza degli edifici scolastici e sulla capacità del sistema di tutelare concretamente chi, nelle scuole, trascorre buona parte della propria giornata. Il problema non riguarda soltanto il disagio provocato dall'afa. Dietro le finestre, i ventilatori insufficienti e le aule sovraffollate si cela una questione assai più complessa, che investe la salute, la sicurezza, la dignità del lavoro e la qualità dell'apprendimento.


In numerosi istituti, infatti, studenti e docenti sono chiamati a condividere spazi angusti, talvolta progettati per un numero di persone inferiore rispetto a quello effettivamente ospitato. Le cosiddette classi pollaio costituiscono, ormai, una delle più evidenti manifestazioni delle criticità strutturali che affliggono il sistema scolastico italiano. Quando al sovraffollamento si sommano temperature particolarmente elevate e assenza di adeguati sistemi di climatizzazione o ventilazione, l'ambiente scolastico rischia di trasformarsi in un luogo nel quale persino le più elementari condizioni necessarie allo studio e al lavoro vengono compromesse.


È proprio su questo crinale che si colloca la battaglia della professoressa Maria Cuono, docente di Lingua e Letteratura italiana presso un noto istituto della provincia di Salerno, nonché giornalista e direttrice responsabile di Newspage Allinfo. La sua iniziativa, nata dalla constatazione diretta delle condizioni nelle quali quotidianamente opera il personale scolastico e vivono gli studenti, ha raccolto oltre 15.000 firme, trasformandosi progressivamente in una mobilitazione capace di oltrepassare i confini della singola comunità scolastica. La prof.ssa Cuono ha scelto di intervenire pubblicamente non soltanto come insegnante, ma come cittadina e lavoratrice, rivendicando il diritto a una scuola capace di adeguarsi a una realtà climatica profondamente mutata.


Maria Cuono, docente di Lingua e Letteratura italiana, giornalista e direttrice responsabile di Newspage Allinfo
Maria Cuono, docente di Lingua e Letteratura italiana, giornalista e direttrice responsabile di Newspage Allinfo

Professoressa Cuono, cosa l'ha spinta concretamente a lanciare la petizione per chiedere condizioni climatiche più adeguate nelle scuole e perché ritiene che quella delle aule troppo calde sia una questione di salute pubblica e non semplicemente di disagio?


«Ciò che mi ha spinta ad agire, esclusivamente come libera cittadina, docente e lavoratrice, è stata la constatazione quotidiana di una realtà non più tollerabile. Definire le aule surriscaldate come un semplice "disagio" significa sminuire il problema. Parliamo di salute pubblica perché temperature estreme e alti tassi di umidità in aule affollate e prive di climatizzazione compromettono i parametri vitali, la concentrazione e la sicurezza di ragazzi e lavoratori. La tutela della salute è un diritto costituzionale, sancito dall'articolo 32, che non può essere subordinato a rigidi calendari burocratici».


La petizione ha superato le 15.000 firme, raccogliendo il sostegno di famiglie, docenti e personale ATA. Che significato attribuisce a questa partecipazione così ampia e cosa pensa rappresenti oggi quella mobilitazione?


«Questo straordinario risultato dimostra che la petizione ha intercettato un bisogno reale e profondamente sentito da migliaia di famiglie, docenti e personale ATA in tutta Italia. Questa mobilitazione rappresenta la vittoria del buonsenso e della cittadinanza attiva. Dimostra che quando un problema è concreto, la società civile sa unirsi al di là delle appartenenze per chiedere dignità. Non è una protesta isolata, ma un coro unanime che chiede rispetto per il mondo della scuola».


Medici, pediatri, Legambiente, Codacons e rappresentanti del mondo produttivo hanno sostenuto, con modalità diverse, le sue richieste. Quanto è stato importante questo sostegno e quali risposte concrete si aspetta ora dalle istituzioni?


«Il supporto di medici, pediatri, associazioni ambientaliste e dei consumatori è stato fondamentale perché ha dato una validazione oggettiva e scientifica a ciò che noi denunciavamo sul campo. Quando la scienza e la tutela dei diritti concordano, la politica non può più voltarsi dall'altra parte. Dalle istituzioni ora non mi aspetto più promesse o circolari formali, ma piani straordinari di edilizia scolastica che includano l'installazione immediata di impianti di aerazione e climatizzazione adeguati ai cambiamenti climatici in corso».


La sua battaglia è arrivata anche nel mondo dello spettacolo, con attori e comici che hanno scelto l'ironia per raccontare il problema delle "aule-forno". Quanto può essere efficace la satira nel sensibilizzare l'opinione pubblica su una questione così seria?


«La satira è da sempre uno straordinario strumento di denuncia sociale e, da giornalista e scrittrice, ne riconosco l'immenso valore comunicativo. Quando attori e comici scelgono l'ironia per raccontare il dramma delle "aule-forno", riescono ad arrivare al cuore delle persone con una potenza che i dati tecnici spesso non hanno. La satira ha il merito di abbattere il muro dell'indifferenza e di mettere a nudo le contraddizioni della burocrazia, costringendo l'opinione pubblica a riflettere».


Lei parla di una battaglia fatta "con la forza dei fatti" e per il bene comune. Quali sono, oggi, le soluzioni che ritiene più urgenti e quale impegno concreto si aspetta dalle istituzioni per garantire a studenti e personale scolastico ambienti sicuri e dignitosi?


«La forza dei fatti ci dice che il clima è cambiato e la scuola deve adeguarsi. Le soluzioni più urgenti non sono i rinvii infiniti, ma gli interventi strutturali: dotare le scuole di sistemi di ventilazione meccanica controllata e condizionatori, migliorare l'isolamento termico degli edifici e ripensare la sostenibilità degli spazi. Alle istituzioni chiedo un impegno concreto e stanziamenti certi. Io continuerò a portare avanti questa battaglia a testa alta, forte della trasparenza delle mie azioni, perché garantire ambienti sicuri e dignitosi a studenti e personale è l'unico modo per onorare il futuro del nostro Paese».


Perché nella scuola continua a esserci una così evidente differenza di trattamento tra il personale docente, che ogni giorno lavora nelle cosiddette "classi pollaio", affrontando sovraffollamento, carichi di lavoro elevati e condizioni spesso difficili, e le figure dirigenziali, lo staff e il personale di segreteria, che possono usufruire durante tutto l'anno di ambienti e condizioni di lavoro più confortevoli? Non sarebbe più equo garantire a tutti i lavoratori della scuola condizioni dignitose?


«La domanda tocca una ferita aperta del nostro sistema scolastico. Non si tratta di mettere in contrapposizione i docenti con i dirigenti, lo staff o la segreteria: ogni figura compie un lavoro essenziale per far funzionare la macchina educativa. Tuttavia, è innegabile che esista una disparità oggettiva nelle condizioni ambientali e psicofisiche in cui si opera. Le "classi pollaio" non sono solo un problema logistico, ma un ostacolo all'insegnamento. Il docente oggi non trasmette solo nozioni, ma accoglie le fragilità di gruppi numericamente insostenibili in spazi spesso inadeguati. Garantire condizioni dignitose, spazi salubri e carichi sostenibili è un diritto universale di tutti i lavoratori della scuola. Investire sul benessere dei docenti significa investire sulla salute e sul futuro dei nostri ragazzi. La vera equità si ottiene sollevando chi è in prima linea, pretendendo che le istituzioni rimettano la dignità della comunità scolastica al centro delle priorità. Se vogliamo una scuola che educhi al futuro, dobbiamo curare il presente di chi la abita con il cuore».


Il rientro a scuola, dunque, non può essere ridotto a una semplice questione di date sul calendario. Dietro il suono della prima campanella si apre un interrogativo più profondo: quanto è realmente preparato il nostro sistema scolastico ad affrontare il presente climatico?

Gli edifici scolastici sono infrastrutture educative, ma anche luoghi di lavoro e di permanenza prolungata. Devono pertanto essere concepiti e mantenuti secondo criteri che tengano conto non soltanto della sicurezza strutturale, ma anche della qualità dell'aria, dell'isolamento termico, della ventilazione, dell'efficienza energetica e del benessere psicofisico di chi li abita.

Il rischio, altrimenti, è quello di perpetuare una contraddizione ormai evidente: chiedere agli studenti concentrazione e rendimento mentre li si colloca in ambienti che rendono fisiologicamente più difficile concentrarsi; pretendere dai docenti professionalità e dedizione mentre si chiede loro di esercitare la propria funzione educativa in condizioni ambientali spesso proibitive.


La questione posta da Maria Cuono, allora, assume un significato che va oltre la singola petizione. È una domanda rivolta alla politica, alle amministrazioni, alla società civile e, più in generale, alla coscienza collettiva: quale valore attribuiamo realmente alla scuola se non siamo disposti a garantirle spazi adeguati? Il cambiamento climatico non è più un fenomeno relegato alle proiezioni del futuro. La scuola non può permettersi di arrivare sempre dopo. Perché una società che pretende di preparare i propri giovani al futuro dovrebbe innanzitutto avere il coraggio di rendere dignitoso il loro presente.

 

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