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"Rimandiamo il crollo a domani": il centrodestra esulta per non aver perso

C'è una sottile arte, tutta italiana e tutta di destra, nel trasformare la sopravvivenza in trionfo. Giorgia Meloni l'ha perfezionata con una dichiarazione destinata agli annali della comunicazione politica: "Anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani.” Non "abbiamo vinto", non "il paese ci sostiene". Abbiamo rimandato il crollo. È quasi buddista: il non-disastro come vittoria.

Le amministrative del 25 maggio 2026 raccontano di una coalizione che fatica a tradurre il consenso nazionale in radicamento territoriale. Venezia è rimasta in mano alla destra, ma non grazie ai partiti di governo: a vincere è stato Simone Venturini, la cui lista civica ha superato il 30%, con Fratelli d'Italia ferma al 13% e la Lega al 4,7%.


Il partito della presidente del Consiglio ha preso meno di un elettore su sette. Ma siccome sulla scheda c'era scritto centrodestra, va bene lo stesso. Dettagli.


A Reggio Calabria, Cannizzaro di Forza Italia conquista la fascia tricolore con oltre il 68%. Un risultato bulgaro, in una città con una storia amministrativa così tormentata che qualunque candidato presentabile avrebbe probabilmente vinto. Non è un termometro dell'Italia che cambia.


Il resto racconta altro: il centrosinistra riconquista Pistoia, tiene Mantova e Prato, e ad Agrigento (storica roccaforte del centrodestra) il candidato progressista Sodano è in vantaggio. Eppure Donzelli esulta perché "i sogni della sinistra s'infrangono con la realtà" e Salvini parla di un centrodestra che "avanza". Avanza verso dove, non è dato sapere.


Il vero paradosso è altrove: De Luca stravince a Salerno per la quinta volta senza simbolo Pd, e a Enna Crisafulli prende il 60% sempre senza il simbolo del partito. I candidati vincono quando si liberano dei loro partiti. Il civismo diventa così la lingua franca di un'Italia che non si fida più di nessuno.


In questo scenario, la dichiarazione di Meloni è involontariamente onesta. "Rimandiamo il crollo a domani" descrive perfettamente lo stato della coalizione: non si cresce, non si consolida, si sopravvive. È la politica del galleggiamento elevata a strategia. Funziona, finché l'acqua non sale. C'è forse da sperare che la salita non sia troppo veloce.

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