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L’insostenibile leggerezza di Delmastro & Co.

La Corte d’appello di Roma ha confermato in secondo grado la condanna a 8 mesi per l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. La vicenda è quella della violazione del segreto d’ufficio per le intercettazioni in carcere relative all’anarchico Alfredo Cospito, detenuto in regime di 41-bis, carcere duro, presso l’istituto penitenziario di Sassari. La sentenza apre la successiva mossa al ricorso in Cassazione, il terzo grado di giudizio che metterà fine a questo filone.


Andrea Delmastro Delle Vedove daticamera - 2018https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Andrea_Delmastro_Delle_Vedove_daticamera_2018.jpg
Andrea Delmastro Delle Vedove - dati.camera.it, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

L'esponente di FdI si era dimesso da tempo dalla carica al dicastero guidato da Nordio in seguito però ad un'altra inchiesta, ben più seria, che lo vede coinvolto. Il politico è infatti inciampato, per una “leggerezza", in una società stretta con una presunta prestanome del clan camorristico dei Senese, ossia una diciannovenne appartenente ai Caroccia, famiglia vicina al gruppo criminale. Un periodo sfortunato di intense frequentazioni nei tribunali, dovuto non solo a queste “insostenibili leggerezze”, se si pensa che il nome di Delmastro figura anche nel caso Pozzolo - Campana, quello degli spari di Capodanno 2024, anche se qui solo come testimone.


Il reato di violazione del segreto d’ufficio in capo a Delmastro delimita "il dovere, imposto agli impiegati pubblici, di non comunicare all’esterno dell’amministrazione notizie o informazioni di cui siano venuti a conoscenza nell’esercizio delle loro funzioni…" (cfr. Treccani.it). Tutto è partito da un ingenuo outing del collega Donzelli che ha fatto riferimento, durante un dibattito alla Camera dei deputati, a informazioni riservate e rivelate, a quanto risulta, da Delmastro. In particolare, le notizie riguardavano il contenuto delle intercettazioni di colloqui, avvenuti in regime di 41-bis, fra l'anarchico Cospito ed esponenti di ‘ndrangheta e camorra. Renderle pubbliche, secondo i giudici, ha significato mettere a rischio la sicurezza degli agenti sul campo e il lavoro di indagine.


La confidenza partiva dai documenti riservati del Nucleo Investigativo Centrale e del Gruppo Operativo Mobile, operanti nelle carceri, ed era stata utilizzata da Donzelli per rivolgere accuse ai deputati dem. In particolare si chiedeva conto delle loro frequentazioni con l’anarchico nel carcere di Sassari, impegnato in uno sciopero della fame contro il regime carcerario duro. L’arguto esponente toscano del partito di maggioranza voleva utilizzare l’informativa riservata per sottolineare una supposta vicinanza dei suoi oppositori politici a terroristi e malavitosi. Un “fuoco amico” molto maldestro che ha lasciato dei vistosi fori sulla giacca dell'imputato Delmastro che, per ora, non è riuscito a scrollarsi di dosso né il capo di imputazione né la figuraccia istituzionale.


Certi dell’innocenza dell’ex sottosegretario, non si può tralasciare un fatto: l’insostenibile leggerezza con cui Delmastro si muove nel suo ambiente, fra dati riservati e amicizie impresentabili, dà da pensare. Sembra quasi come se non fosse consapevole delle conseguenze che potrebbero derivare in mancanza di una più attenta riflessione. Di sicuro non aiuta nemmeno un compagno (o forse meglio un camerata) di partito che, anche lui ignaro della violazione dei segreti d’ufficio, pensa di utilizzare certi documenti per mero attacco politico, svilendo il lavoro portato avanti con tanta fatica dalle intelligence. Una leggerezza che inevitabilmente appesantisce il cammino di tanti esponenti della coalizione di governo che, per non guardare dove mettono i piedi, ruzzolano rovinosamente ogni due passi.

Donzelli con Tajani alla manifestazuine Atreju 2023 - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:ATREJUDONZELLI17122023_178A.jpg
Donzelli con Tajani alla manifestazuine Atreju 2023 - it:indeciso42, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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