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Quattro anni di guerra in Ucraina, la storia che non si ferma

Oggi il Parlamento Europeo si riunisce per una seduta straordinaria sulla guerra in Ucraina. 

 

Sono trascorsi quattro anni da quel 24 febbraio 2022 in cui le colonne corazzate russe attraversarono il confine dell’Ucraina, infrangendo l’illusione che la guerra di conquista fosse un relitto del Novecento. Fu la rottura di un paradigma, l’inizio di una stagione d’incertezza che ancora oggi ridisegna equilibri e coscienze. Da conflitto a bassa intensità nel Donbas, la guerra divenne invasione su larga scala: la più grave sul suolo europeo dalla Seconda Guerra mondiale. 

Proteste contro la guerra in Ucraina 084 - Bandiera ucraina sul viso - 27 febbraio 2022 - Amaury Laporte, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Proteste contro la guerra in Ucraina 084 - Bandiera ucraina sul viso - 27 febbraio 2022 - Amaury Laporte, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Abbiamo imparato i nomi di città e villaggi sconosciuti. Abbiamo trattenuto il respiro per Mariupol, visto le barricate alzate tra le eleganti vie del centro di Kyiv, pianto sotto le bombe sulla bellissima Odessa, la città dove è stata scritta la più iconica delle canzoni napoletane, 'O sole mio. Abbiamo temuto l’impensabile davanti agli attacchi alla Centrale nucleare di Zaporižžja, mentre in Paesi come il Belgio si distribuivano pillole di iodio e la commissaria Europea Hadja Lahbib nemmeno un anno fa invitava i cittadini europei a preparare kit di sopravvivenza per una possibile emergenza nucleare.

 

E oggi? Siamo stanchi, forse assuefatti. Incapaci di seguire tutti i fronti che si accavallano, perché anche la più grande guerra d’Europa deve competere, nei tempi rapidi e distratti di TikTok, con l’urgenza fagocitante di altre crisi. Crisi, quella Palestinese, Iraniana e persino Venezuelana agite e legittimate proprio per quella breccia nella storia e nella grammatica del rapporto di forze e diplomazie iniziata su un terreno gelato di fine inverno di quattro anni fa nell'Est Europa.

 

Ma questa non è un’“operazione speciale”: è una Guerra. Si combatte in un Paese candidato all’Unione europea, vicino alla NATO, nel cuore strategico del continente.

 

Forse finirà con un armistizio fragile, “alla coreana”. Di certo, nessuna cifra stanziata potrà da sola sanare le fratture aperte. Quattro anni dopo, la guerra continua — e con essa la domanda su quale Europa vogliamo essere.

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