Kaja Kallas e il principio di non contraddizione
- Massimo Battiato

- 20 ore fa
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La Russia non è una superpotenza, è un paese con un’economia allo sbando. Affermazione fatta dalla Rappresentante per la politica estera dell’UE Kaja Kallas pochi giorni fa alla Conferenza di Monaco. Vorrebbe dire che, quella che a detta di tutti i leader europei e anche della Kallas è la più grande minaccia per la sicurezza dell’Europa intera, che se non contenuta con le sue truppe può arrivare fino a Lisbona, non è una vera minaccia in quanto è un paese allo sbando che sta per fallire, soprattutto in vista degli esiti sperati dal ventesimo pacchetto di sanzioni europee.

Il Principio aristotelico di non contraddizione, che dice che un ente non può essere o non essere allo stesso tempo, pare che non valga per la Rappresentante della politica estera europea. La Russia è una minaccia e, allo stesso tempo, non lo è. Per forzare i principi della logica, la prima affermazione serve a sostenere il riarmo come una necessità ineluttabile, la seconda e contraria, la bontà dell’azione politica che finora è stata implementata dall’Europa.
Il problema è che questi leader politici che occupano le istituzioni europee mostrano una credibilità pari a zero. E con questa credibilità pretendono di sedere al fianco di Stati Uniti, Russia e Ucraina al tavolo delle trattative di pace. Ma qual è stato finora il ruolo dell’Europa in quattro anni di guerra? A me personalmente sfugge l’efficacia dei provvedimenti presi in questi anni, soprattutto le sanzioni che fino ad oggi si sono rivelate un boomerang. E lo scrivo sperando di essere smentito dai fatti, scoprendo che tra qualche mese l’economia della Russia sarà così a pezzi da costringerli a chiedere la pace. Ma temo che non sarà così.
Il riarmo, tra l’altro senza nessun coordinamento sovranazionale europeo e lasciato all’iniziativa dei singoli paesi, metterebbe i carri armati (e altre armi convenzionali, in prevalenza acquistate negli USA) come deterrente di fronte a 6000 testate nucleari che possono viaggiare su missili ipersonici. Certo, si è parlato anche di guerra ibrida. Ma questa andrebbe affrontata con investimenti in campo tecnologico piuttosto che nelle armi convenzionali. Investimenti per cui l’Europa è maledettamente indietro rispetto a Stati Uniti e Cina. Come per le armi convenzionali, anche per le tecnologie informatiche l’Europa dipende ancor più dalle importazioni.
Io credo che sia auspicabile la presenza europea nelle trattative di pace, ma ci vorrebbe un cambio di passo di credibilità da parte di chi occupa le istituzioni comunitarie.
Così, mi torna in mente la celebre frase di Henry Kissinger riferita allo stato di disunione dell’Europa. Se allora il Segretario di stato americano avesse voluto telefonare a un rappresentante europeo, non avrebbe saputo quale numero comporre. E, se allo stato attuale in numero fosse quello della Kallas, allora potremmo avere un problema serio.



