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Quando l’uso diventa abuso

Per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel lontano 2006, porre la fiducia era una «scelta oligarchica», definita poi un «errore drammatico» nel 2015, una «vergogna» nel 2017, e ancora, «una mortificazione del Parlamento, una deriva democratica» nel 2021. Ad oggi, è la premier di un governo che è ricorso più spesso a questo strumento, superando di gran lunga il governo Draghi. 

https://www.governo.it/it/media/consiglio-europeo-del-23-ottobre-le-comunicazioni-del-presidente-meloni-parlamento/30118
Giorgia Meloni - governo.it

L’abuso della questione di fiducia rappresenta una criticità profonda per l'equilibrio della democrazia parlamentare. Alterando il rapporto tra il potere esecutivo e quello legislativo, trasforma il Parlamento da luogo di discussione e mediazione a organo di mera “ratifica” delle decisioni governative. Ciò viene spesso giustificato con la necessità di garantire tempi certi e velocità nell'azione legislativa, ma l'efficienza non dovrebbe mai andare a scapito della qualità della norma e, soprattutto, della sua legittimazione democratica. Accelerare forzatamente i processi impedisce, infatti, alle opposizioni di svolgere il proprio ruolo di controllo e alla stessa maggioranza di valutare criticamente i provvedimenti.

 

La fiducia viene, inoltre, frequentemente utilizzata come strumento di "coazione" interna alla maggioranza stessa per evitare che i singoli parlamentari possano esprimere dissenso su specifici punti di una legge. In questo modo, la libertà di mandato del parlamentare viene sacrificata in nome della stabilità dell'esecutivo.

 

Secondo lo spirito della Costituzione la questione di fiducia dovrebbe essere un evento eccezionale: la sua trasformazione in prassi ordinaria sposta il baricentro del potere verso il Governo, riducendo il Parlamento a un ufficio subalterno.

 

Questo fenomeno, a mio parere, contribuisce all’allontanamento e al disinteressamento della popolazione alla politica, ed è chiaro, poiché la percezione è che i propri rappresentanti eletti non abbiano alcun potere reale nell'influire sulle scelte del Paese.

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