Pillay, il Nobel che pareggia i conti col trumpismo
Il Nobel per la Pace 2026 è stato assegnato “ad una persona che, con coraggio ed integrità eccezionale, ha condotto verso un ordine giuridico globale più completo. Il vincitore di quest’anno è stato strumentale nell’assicurare che i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio fossero perseguiti.”. Con queste parole, il comitato norvegese di uno dei premi mondiali più ambiti, presieduto da Jørgen Watne Frydnes, ha assegnato l’onorificenza a Navanethem Pillay, detta Navi.

A giudicare dal profilo e dalle reazioni che ha suscitato questa notizia, sembra che il Nobel di quest’anno “pareggi” i conti con il controverso nome del 2025. Se infatti la scelta di Maria Corina Machado, pasionaria trumpista in terra venezuelana, era stata accolta come l’agognato premio in territorio MAGA e riconoscimento per procura allo stesso tycoon “pacificatore”, la nomina di Pillay ha fatto scaturire delle prevedibili reazioni furiose e scomposte rimbalzate fra Washington e Tel Aviv.
Chi è Navatethem “Navi” Pillay? Nata nel 1941 in una famiglia indiana residente a Durban in Sudafrica, è una giurista e magistrata che ha speso la sua intera carriera per i diritti umani. Il suo ambito di azione si è contraddistinto per la lotta contro l’apartheid e i genocidi. Si è occupata del caso di Nelson Mandela, del genocidio in Ruanda e di quello in Myanmar. Nel 2003 viene nominata giudice nella Corte Penale Internazionale, successivamente Alto Commissario dell’ONU per i diritti umani e dopo nella Corte Internazionale di Giustizia.
Sua la voce che leggeva con fermezza, in qualità di presidente, il report della Commissione d'inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati di settembre 2025. Il documento affermava che le azioni messe in campo dal governo Netanyahu nella Striscia di Gaza potevano essere definite “genocidio” e ha rappresentato la base legale della denuncia spiccata dalla CPI per crimini di guerra e crimini contro l’umanità all’indirizzo del primo ministro e del presidente israeliani.
Nel corso della sua carriera, la premio Nobel ha dimostrato che le misure legali possono contribuire a prevenire atti di guerra e violenza rafforzando le istituzioni del diritto internazionale. La sua indipendenza, competenza e fermezza l'hanno resa una vera e propria “bussola morale” del nostro tempo.
Puntuale è arrivata la “ritorsione” della presidenza Trump (appoggiata da Israele): sanzioni ai membri della CPI nella “black list” dei criminali. Contro il provvedimento yankee, una levata di scudi internazionali che vede Canada, Danimarca, Germania, Francia, Giappone, Regno Unito, Paesi Bassi e l’Italia. L’ennesima uscita scomposta degli Stati Uniti che avvelena i pozzi delle relazioni internazionali.
Il Nobel per la Pace alla giudice Pillay vuole ribadire la forza delle istituzioni legali in un’epoca in cui il diritto internazionale è sotto attacco. Che ad Oslo abbiano voluto fare ammenda per lo scorso anno?
Nota a margine.
Un articolo come questo e le dichiarazioni di Navi Pillay potrebbero non essere più possibili all’indomani dell’approvazione del cosiddetto ddl antisemitismo che, in Italia, vorrebbe condannare le critiche e le denunce contro l’azione dello Stato di Israele.




