Le scissioni che liberano e quelle che preoccupano
- Marco Antonio D'Aiutolo

- 10 ore fa
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Ci sono scissioni che possono essere considerate cosa buona e giusta e altre che sono decisamente pericolose. Non tutte le fuoriuscite dai partiti producono gli stessi effetti. Alcune chiariscono identità politiche ormai incompatibili; altre alimentano processi di radicalizzazione che rischiano di indebolire la convivenza democratica.

L'addio di Pina Picierno al Partito Democratico per approdare a Renew Europe appartiene alla prima categoria. La vicepresidente del Parlamento europeo ha spiegato di non riconoscersi più in un partito che considera ormai lontano dal progetto originario del 2007. Una scelta che si aggiunge a quelle di Enrico Borghi, Carlo Cottarelli, Marianna Madia ed Elisabetta Gualmini, tutti esponenti che hanno manifestato disagio per lo spostamento a sinistra del PD guidato da Elly Schlein.
Le critiche dei fuoriusciti sono note: eccessiva radicalizzazione, scarsa attenzione alle imprese, al mercato e al lavoro autonomo, posizioni divergenti su temi come il Jobs Act, il merito o il nucleare. Dall'altra parte, la segreteria e una parte consistente della base ritengono invece che il partito stia finalmente definendo una propria identità più netta e coerente.
Uno dei punti di scontro più evidenti riguarda la proposta di una patrimoniale sui grandi patrimoni. I contrari la giudicano una misura inefficace e penalizzante; i favorevoli la considerano uno strumento di giustizia fiscale capace di finanziare sanità, istruzione e servizi pubblici. È una discussione legittima che si svolge all'interno del perimetro democratico e riguarda il modo migliore di redistribuire risorse e opportunità.
Ben diversa è la dinamica che si osserva nel centrodestra con la crescita di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Qui non siamo di fronte a un confronto tra diverse idee di giustizia sociale o politica economica, ma a una radicalizzazione fondata soprattutto sui temi identitari, dell'immigrazione e dell'esclusione. Le adesioni provenienti da Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia segnalano una fuga verso posizioni sempre più estreme.
Per questo le due vicende non sono affatto equivalenti. Si può essere favorevoli o contrari alla patrimoniale, ma è difficile sostenere che una proposta volta a reperire risorse per finanziare servizi pubblici rappresenti un pericolo maggiore rispetto a progetti politici che individuano nei migranti e nei più deboli il bersaglio privilegiato della propria propaganda.
Tra una politica che discute come tassare i grandi patrimoni e una che costruisce consenso sulla remigrazione, la scelta non dovrebbe essere difficile. Da una parte c'è l'idea di una società che prova a difendere la coesione sociale, rafforzare i servizi pubblici e tutelare chi ha meno. Dall'altra c'è il rischio di una politica che alza il pugno contro poveri e migranti mentre abbassa lo sguardo davanti ai ricchi e ai potenti. È questa, oggi, la vera differenza che conta.



