La premier che viene dalla destra
- Daniela Loffredo

- 2 giorni fa
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Ho pensato molto a quale dei tanti aspetti del discorso di ieri di Giorgia Meloni alla Camera durante le Comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, mi sarebbe piaciuto trattare. Ha toccato diversi punti nevralgici della politica interna ed estera, una vera e propria carrellata di ottimismo e la descrizione di un’Italia che, a mio parere, non esiste.

Dai miei articoli precedenti non è mai emersa la mia ammirazione nei suoi confronti e penso sinceramente che, più in generale, si è arrivati, già da qualche anno, a toccare un livello di confronto politico molto basso. La (ahimè) nostra premier, per cultura politica e per sua stessa ammissione, incarna un modello che con il femminismo non ha nulla a che fare, basato sull'emancipazione individuale della "donna eccezionale" che riesce a scalare il potere in un mondo di uomini, senza però scardinare i meccanismi strutturali che penalizzano tutte le altre. La sua ascesa alla presidenza del Consiglio, significativamente rivendicata al maschile, non si è tradotta in politiche sistemiche di liberazione o uguaglianza, ma ha anzi promosso un'agenda profondamente conservatrice. Il suo governo declina la figura femminile esclusivamente attraverso la lente familista e la funzione riproduttiva, legando i diritti delle donne alle politiche di natalità anziché all'autodeterminazione. Questo approccio si riflette in scelte concrete, come l'apertura dei consultori alle associazioni pro-life o la difesa a oltranza della famiglia tradizionale, che contrastano storicamente con le battaglie per la libertà di scelta e sul corpo. Inoltre, a fronte della retorica di genere usata in aula per difendersi dagli attacchi, mancano riforme strutturali capaci di colmare il divario salariale, potenziare i servizi all'infanzia o istituire congedi paritari che possano davvero liberare il tempo e il lavoro delle donne comuni.
Questo recap era necessario, in quanto nella giornata di ieri, Giorgia Meloni, è stata vittima di un meccanismo che lei stessa ha contribuito ad alimentare. Come? Vediamo. Intervenendo in discussione generale, Francesco Silvestri, capogruppo del M5S in commissione Esteri, criticando la politica estera dell'esecutivo, nel contestare la postura geopolitica del governo, afferma che la linea dell'esecutivo non è stata quella di raddrizzare la schiena, bensì che la Premier avrebbe "semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda" davanti ai leader stranieri. La replica di Giorgia Meloni in Aula è stata immediata: la presidente del Consiglio ha capovolto l'attacco sollevando proprio una questione di rispetto di genere. Meloni si trova nell'ambigua posizione di chi evoca le categorie della difesa delle donne solo quando l'offesa la colpisce direttamente in quanto individuo, mentre la sua azione di governo continua a ignorare – e talvolta a contrastare – le istanze collettive di quello stesso genere che oggi dichiara di voler difendere. La prima donna a guidare il Paese si ritrova vittima del patriarcato politico che lei stessa, con le sue politiche conservatrici e familiste, contribuisce a preservare. Finché la difesa delle donne rimarrà uno scudo per fini personali e non la base per riforme strutturali ed emancipatorie, episodi come questo continueranno a ripetersi, lasciando l'universo femminile confinato a terreno di scontro elettorale.



