La democrazia vince in Serbia e Brasile. Sconfitti i leader dispotici
Sconfitti i leader dispotici in Serbia e Brasile. È il nuovo corso dello spirito democratico?

Quella del 26 ottobre 2026 è una data che in molti potrebbero ricordare come il momento in cui il progetto internazionale delle destre di ispirazione antidemocratica ha subito una pesante battuta d’arresto. Dopo l’Ungheria, dove Péter Magyar sta smantellando pezzo dopo pezzo l’eredità politica di Orbán, buone notizie arrivano anche dalla Serbia e dal Brasile.
Nel paese balcanico il despota filorusso Aleksandar Vučić è stato spodestato dopo 12 anni di presidenza dall’agguerrita Studenteska Lista. Partito due anni fa da manifestazioni di piazza e arrivato ad avere una sua lista, il movimento studentesco si è caratterizzato per lottare contro la corruzione del governo all’insegna della trasparenza, struttura aperta, partecipata, nessun leader riconosciuto, una serie di figure selezionate dal basso fra le fila di personalità del mondo accademico, della cultura e dei professionisti.
Con un’affluenza generale che ha sfiorato il 70% dell’elettorato, gli studenti hanno superato il 52% delle preferenze, lasciando Vučić a poco meno del 40. Un divario che ben marca la volontà della popolazione di cambiare passo, svincolarsi dall’influenza russa e aprirsi ad un nuovo corso più democratico.
Bisognerà attendere gli sviluppi per capire in quale direzione voglia andare il movimento. Il collante ideologico per ora è l’opposizione a chi aveva tenuto in pugno la Serbia per oltre un decennio. Questo rende Studenteska Lista un elemento ancora sfuggente alle definizioni. In essa sono infatti confluite numerose anime che dovranno trovare uno schema di governo, con un corposo gruppo nazionalista accanto a Verdi e Socialisti.
Altrettanto epica è stata la “remontada” in Brasile di Lula su Bolsonaro Jr., figlio del più noto Jair, attualmente detenuto per essere stato riconosciuto come responsabile di un tentato golpe. Lula, sconfitto al primo turno, è stato capace di rivoltare il risultato al ballottaggio ottenendo il 51,7% delle preferenze. Una vittoria di misura, sostenuta da un’enorme e pacifica movimentazione popolare nelle strade, sufficiente ad ottenere il primato. Dovrà subito fronteggiare la grana della composizione di governo, con buona parte del Parlamento in mano alle destre.
Spicca però il significato di aver preferito l’anziano sindacalista del popolo al giovane rampollo di una destra dalle mire chiaramente dittatoriali e che, secondo l’analisi di molti, avrebbe potuto rilanciare la stretta autoritaria e filo trumpista del padre con una pesante ipoteca sulle risorse brasiliane.,
L’attenzione ora è rivolta verso le elezioni in Israele, Spagna e, ovviamente, alle midterm negli Stati Uniti. Mettere in fila delle vittorie in queste nazioni significherebbe arginare la marea nera che ha portato i neonazionalisti ad insidiare la tenuta della democrazia con i pesanti riflessi sulla pace mondiale che testimoniamo. Il 2027 con le politiche in Francia, Italia e Polonia è dietro l’angolo. Il vento della democrazia continuerà a soffiare?




