Il nuovo decreto scuola tra propaganda e realtà: la caccia all'immigrato per inseguire la destra radicale
Di fronte alle minacce dei gruppi neonazisti e alle aggressioni ai docenti, il governo risponde concentrando il nuovo decreto scuola sul tetto agli alunni stranieri. Una manovra elettorale per rincorrere l'elettorato radicale alla Vannacci, dimenticando le vere emergenze degli studenti.

Recenti indagini della magistratura portano alla luce un quadro inquietante fatto di reti neonaziste e suprematiste impegnate ad adescare minorenni sulle piattaforme social per spingerli verso l'odio e condotte violente, e mentre gli istituti scolastici si trovano a fare i conti con la vulnerabilità dei propri insegnanti di fronte a ripetuti episodi di intimidazione, la risposta politica del governo si trasforma nell'ennesima cortina di fumo. Nel testo del nuovo decreto scuola, anziché concentrare gli sforzi e le risorse sul contrasto effettivo all'infiltrazione eversiva, sull'innalzamento dei presidi di sicurezza a tutela dei docenti e sulla creazione di spazi di supporto psicologico per intercettare il disagio giovanile, l'esecutivo sceglie deliberatamente di virare verso un bersaglio comodo: la presenza degli alunni stranieri tra i banchi di scuola.
L'introduzione di tetti rigidi per la formazione delle classi e l'inasprimento dei vincoli burocratici verso le famiglie immigrate non nascono affatto da una seria e ponderata diagnosi delle criticità pedagogiche del sistema d'istruzione nazionale. Si tratta, al contrario, di una precisa scelta ideologica e di un calcolo di natura squisitamente elettorale. Nel timore costante di subire un travaso di consensi a beneficio dell'elettorato di destra più radicale, attratto dalla retorica identitaria e dalle posizioni ultra-conservatrici rappresentate da Futuro Nazionale e dalla figura di Roberto Vannacci, la maggioranza sceglie di sventolare il vessillo dell'emergenza migratoria. Si vuole rassicurare un bacino di voti spaventato e reazionario, mettendo in secondo piano la sicurezza autentica, la stabilità e il benessere reale di chi vive e lavora quotidianamente nel mondo della scuola.
Ci troviamo di fronte alla solita costruzione di un capro espiatorio di comodo. Quando un governo si dimostra del tutto incapace di risolvere le carenze strutturali della scuola pubblica — caratterizzate da aule sovraffollate, da un precariato sistemico dei docenti, dalla cronica mancanza di insegnanti di sostegno e dalla totale assenza di figure dedicate all'ascolto delle sofferenze giovanili —, la via d'uscita più immediata consiste nel fabbricare un nemico su cui scaricare la tensione sociale. Agitare la presunta minaccia dell'integrazione serve a distogliere l'attenzione collettiva da quello che manca davvero negli istituti, ossia gli investimenti.
Così facendo, la scuola smette di svolgere la sua funzione di luogo d'inclusione, emancipazione e crescita democratica per ridursi a un mero palcoscenico per la propaganda elettorale. L'incapacità del mondo adulto di intercettare la solitudine dei ragazzi, lasciati soli di fronte alla propaganda di odio eversivo dei gruppi neonazisti, viene colpevolmente dimenticata. Sacrificare il futuro della scuola in nome della caccia al voto significa abbandonare definitivamente la crescita delle nuove generazioni.
È accettabile che le leggi sull'istruzione vengano modellate per inseguire la propaganda e il consenso elettorale, invece di affrontare la reale sicurezza e il benessere psicologico degli studenti?




