Il nostro impegno per Cuba
- XD390

- 21 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min
A che serve raccogliere medicinali per un paese così diverso dal nostro?
A che serve manifestare per un popolo così lontano da noi?
A che serve raccogliersi attorno ai morti innocenti dei conflitti nel mondo?
L’associazionismo deve avere un obiettivo semplice. Radicare la socialità e la partecipazione dal basso, per migliorare il proprio territorio, creando una comunità complessa e culturalmente vivace, basata su valori e principi condivisi.
Deve creare appartenenza.
Per creare questo coinvolgimento il punto di partenza sono i ragazzi e le ragazze, seguite da tutto il resto.
Noi produciamo creatività, stimoli e visione, spinti dalla voglia innata di cambiare la società che ci ha cresciuti e plasmati.
In un momento storico dove tutti e tutte siamo connessi, i diritti, i guadagni e il benessere di ogni popolo, diventa importante per ogni persona che appartiene al mondo contemporaneo.
Empatia. Contatto. Dialogo.
Il gesto semplice di andare a scavare nei cassetti di casa, cercare le ultime compresse di tachipirina, sperare che non siano scadute, raccogliere, scendere a piedi, passare per le strade cittadine, raggiungere una sede, un presidio, un banchetto, parlare con qualcuno che non abbiamo mai visto, ripetere il mantra speriamo che serva a qualcosa, rifare il percorso verso casa e sentire nella testa una vocina, insistente, che dice adesso mi sento meglio, adesso lo rifaccio, adesso ho aiutato qualcuno, adesso sono servito/ servita.
È egoistico. Ma è stupido pensare che un gesto qualsiasi non parta dal desiderio di sentirsi meglio. E quando sentirsi meglio vuol dire contribuire al benessere di una comunità, allora viva l'egoismo.
Cuba, come la Palestina e tutti i popoli abusati e oppressi, nel momento esatto in cui state leggende queste parole, hanno una doppia importanza: la possibilità di contribuire concretamente al diritto di esistere di un popolo; la probabilità di contribuire alla consapevolezza dell'agire di un altro popolo, il nostro.
La prima, la possibilità, non è solo fatta di soluzione burocratiche, legali, diplomatica.
È invece emotiva, empatica, anche simbolica.
È la possibilità dall'altra parte del mondo di sentire vicino uno sconosciuto.
È la possibilità di continuare a combattere sicuri di non essere soli.
La seconda, la probabilità, non è solo fatta di motti populisti o di retorica politica.
È invece costanza, pratica, passione.
È la probabilità da questa parte di mondo di vedere nel gruppo l'unico modo per cambiare le cose.
È la probabilità di rifiutare la solitudine, il lamento, per abbracciare l'azione, l'attivismo, la stanchezza di combattere sicuri di non essere soli.
A questo serve, per rispondere alle prime domande.
Ad abbracciare la cooperazione e non la forza distruttiva come soluzione.
Provando a restare per cambiare i nostri territori, aiutando chi fa lo stesso a riuscirci nel modo migliore.
A questo serve, a crederci.




