Il governo è andato sotto sulla legge elettorale, ma non c’è nulla da esultare
- Massimo Battiato

- 2 giorni fa
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L’ultima prova che hanno dato le forze di maggioranza dopo il voto sulle preferenze non è stata certo di unità, ma io non credo che da parte delle opposizioni ci sia motivo per esultare.
Innanzitutto, mi sembra abbastanza evidente che la presidente del consiglio Meloni non abbia alcuna intenzione di dimettersi e neppure di salire al Quirinale per rimettere il suo mandato ad un voto di fiducia, che tra l’altro avrebbe esiti facilmente prevedibili. Non credo che ci sia alcun alleato di FdI che si senta pronto per far saltare il governo e rinunciare alle poltrone ministeriali. Insomma tutta questa scialba sceneggiata non porterà nessun grande stravolgimento.
Ma il motivo per non esultare è proprio nel merito della questione, cioè della legge elettorale. Se fosse passato l’emendamento sulle preferenze, per quanto “finte” potessero essere queste, la legge elettorale sarebbe stata forse meno peggio di come sarà presumibilmente approvata.
Infatti, la battuta di arresto dovuta al voto segreto con i relativi franchi tiratori, oltre a non aver portato alle dimissioni del governo, neppure ha causato il ritiro della legge elettorale, che rimane inaccettabile nella sua sostanza. Resta il premio abnorme di maggioranza alla coalizione che raggiunge il 42%, resta l’abolizione strumentale dei collegi elettorali uninominali, perché in questa tornata elettorale avrebbero potuto favorire le opposizioni, restano i listini bloccati, resta un impianto complessivo che comporta un premierato anche se non dichiarato esplicitamente. Insomma, se il Rosatellum non era certo un sistema da conservare così com’è, il Melonellum sarà peggiore da molti punti di vista.
Ma la cosa più negativa politicamente è che siamo di fronte alla quarta volta in cui la legge elettorale viene modificata dal governo di turno non in base a mere motivazioni tecniche di buon funzionamento della democrazia, ma per poter favorire la propria parte o sfavorire quella avversa. Certo, ad essere rigorosi, una di queste volte il proposito non è andato in porto, l’Italicum di Renzi è stato cassato dalla Consulta ancor prima di entrare in vigore, ma Porcellum, Rosatellum e, molto probabilmente, Melonellum, continueranno ad alterare la rappresentanza politica e a regalarci una pletora di eletti decisi dalle segreterie di partito.
A questo punto mi sembra evidente che questa classe politica – purtroppo non solo quella di centrodestra, visti i trascorsi – manchi totalmente di cultura politica della condivisione delle regole. Ognuno tenta di piegarle a proprio vantaggio, invece che considerarle patrimonio collettivo. Il mio sogno, perché ormai lo considero tale, sarebbe che i rappresentanti politici si mettessero intorno a un tavolo per costruire una legge elettorale che restituisca agli elettori il potere di scegliere gli eletti, che limiti il fenomeno della frammentazione e dei cambi di casacca per ragioni di puro opportunismo, che ridia voglia a quella larga fascia dell’elettorato sfiduciata di tornare alle urne. Ma sicuramente non accadrà.
Piuttosto sarà proprio con la legge elettorale che sfornerà questa maggioranza che si andrà a votare l’anno prossimo e dovremmo farcene una ragione. Se posso permettermi di dare un consiglio a chi si candiderà nelle opposizioni, direi di portare il focus sulle questioni che veramente interessano i cittadini. Tra queste, magari non sarà una priorità rispetto alla situazione economica e sociale, anche una nuova legge elettorale realmente condivisa e non di parte.




