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Il Generale e il Sindaco: attenti a quei due!

Nel grande teatro della politica italiana, l’alleanza tra Gianni Alemanno e l'ex generale Roberto Vannacci si iscrive di diritto nel manuale del perfetto pragmatismo di sopravvivenza.

Vannacci al parlamento europeo - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Roberto_Vannacci,_2026.05.20_(02).jpg
© European Union, 1998 – 2026, Attribution, via Wikimedia Commons

Il leader di Indipendenza!, ex sindaco di Roma ed ex colonna di quella destra sociale che sognava lo Stato forte e le corporazioni, ha deciso di legare il proprio destino politico all'uomo del momento, il militare prestato all'europarlamento che ha trasformato il risentimento da bar in mezzo milione di preferenze. La divisione del lavoro è tanto cinica quanto cristallina: l'ex sindaco ci mette la struttura, i quadri nostalgici e l'esperienza della vecchia guardia; Vannacci ci mette i cliché sul "mondo al contrario", le provocazioni sul politicamente corretto e quella rassicurante retorica da caserma che tanto piace a chi cerca un colpevole per i mali del mondo.

 

Questo matrimonio di convenienza nasconde però delle contraddizioni profonde e per certi versi persino comiche: i due protagonisti incarnano culture politiche totalmente opposte. Da un lato c'è la destra sociale storica in cui Alemanno è cresciuto e si è formato. Questa tradizione ha sempre avuto una visione comunitaria della società e un rispetto quasi sacrale per lo Stato e per le sue istituzioni, intesi come elementi centrali per unire il popolo. Dall'altro lato troviamo il cosiddetto "vannaccismo", che è un fenomeno del tutto diverso, ovvero una tendenza basata su un individualismo sfrenato che cavalca la pancia del Paese. Le dichiarazioni di Vannacci sui temi dell'identità, della cittadinanza e dei diritti civili non sono solo bizzarre, ma portano con sé una reale pericolosità politica e sociale: tendono a normalizzare linguaggi discriminatori, a minare i valori dell'inclusione costituzionale e a polarizzare l'opinione pubblica su posizioni radicali, offrendo risposte inaccettabili a problemi complessi.

 

Proprio per queste ragioni, la scelta di Alemanno ha l’aria di essere un'ultima spiaggia per la sua carriera, pur di uscire dall'angolo dell'irrilevanza elettorale e dall'isolamento politico in cui si trova da tempo, l'ex sindaco di Roma ha accettato il ruolo di secondo piano, facendo da spalla a un outsider della politica che non ha (ancora) una vera struttura alle spalle. Il rischio di questa mossa è altissimo e molto concreto. Alemanno, infatti, rischia di ridursi a fare il semplice organizzatore logistico per un leader che, tutt'altro che destinato a sgonfiarsi, sta dimostrando di poter prendere molto piede e di catalizzare un consenso vasto e radicale. Il vero pericolo per l'ex sindaco di Roma è quello di essere cannibalizzato politicamente: mentre Vannacci rischia di diventare il volto di questa nuova ondata populista, conquistando il centro della scena, Alemanno e la sua vecchia guardia rischiano di essere relegati definitivamente nell'ombra, confinati a un ruolo di comparse dietro le quinte. D'altronde, quando un politico ha perso il suo seguito e le sue truppe già da un pezzo, è disposto a correre anche il rischio di farsi oscurare, pur di salire sul carro del generale vincitore.

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