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Il “Futuro” che guarda al passato: l’inapplicabilità del programma del generale Vannacci.

L’illusione ideologica su cui si fonda il programma di Futuro Nazionale rivela fin dalle sue premesse una profonda incoerenza strutturale e una sostanziale inapplicabilità pratica, celate a fatica sotto una superficie di retorica identitaria che pretende di tracciare la rotta del Paese per i prossimi anni. La proposta economica, che promette da un lato drastici tagli al cuneo fiscale e dall’altro imponenti sussidi statali, collide inevitabilmente con la realtà di un debito pubblico oltre il 135% del PIL e con i vincoli del Patto di Stabilità europeo, rendendo l'intero piano privo di qualsiasi copertura finanziaria. A ciò si aggiunge l’irrealizzabile pretesa di proclamare la supremazia del diritto interno sui trattati comunitari, un’intenzione che esporrebbe l’Italia a immediate procedure d’infrazione, all’isolamento diplomatico, alla perdita dei fondi europei e al rischio concreto di una devastante impennata dello spread sui titoli di Stato. Sul fronte della gestione dei flussi migratori e dell'ordine pubblico, l'idea di attuare la remigrazione forzata o di fissare tetti rigidi alla presenza straniera sbatte contro il muro del diritto internazionale, della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e della totale assenza di accordi bilaterali di riammissione con i Paesi d'origine, oltre a minacciare di paralizzare interi settori chiave dell'economia italiana come l'agricoltura, la manifattura e i servizi alla persona che dipendono da quella manodopera.

 

Allo stesso modo, lo smantellamento delle tutele per le minoranze, la cancellazione della Legge Mancino e la declassificazione del femminicidio a reato comune finirebbero per depenalizzare e legittimare contesti d'odio, privando l'ordinamento degli strumenti necessari a contrastare violenze strutturali. A questo impianto libertario a geometrie variabili si affiancano le posizioni discriminatorie dell'esponente del movimento Roberto Vannacci nei confronti delle persone omosessuali, bollate pubblicamente come «non normali» sotto una pretestuosa giustificazione statistica. Tale narrazione, riducendo l'orientamento sessuale a una deviazione dalla norma sociale da tollerare soltanto nella sfera privata e priva di piena dignità ed eguale rappresentanza istituzionale, punta a smantellare le garanzie contro l'omofobia e a bloccare ogni progresso sui diritti civili delle coppie e delle famiglie dello stesso sesso. Questo perimetro ideologico definisce con chiarezza il bacino elettorale a cui la formazione si rivolge, intercettando una platea eterogenea tenuta insieme dal risentimento e dal senso di deprivazione sociale. Il messaggio del movimento fa breccia prioritariamente in una fascia di elettori di destra delusi dalla mediazione di governo di Fratelli d'Italia e dalla crisi di consensi della Lega, ma soprattutto in quel vasto bacino di astensionismo, disoccupati, operai e ceti medio-bassi colpiti dall'impoverimento e dall'assenza di protezione sociale. Si tratta di un elettorato di protesta che cerca risposte reazionarie alle proprie insicurezze economiche e culturali, trovando nella narrazione del movimento un capro espiatorio ideale contro la globalizzazione, l'integrazione europea, le minoranze e l'emancipazione dei diritti.

 

L'elemento di maggior regresso e criticità dell'intero progetto risiede tuttavia nel paradosso di un programma che si definisce rivolto al domani ma che dimostra un'impostazione apertamente reazionaria, azzerando ogni idea di sviluppo sociale per relegare la donna a una posizione drammaticamente marginale e subordinata. Nel modello di società prospettato, la figura femminile perde la propria autonomia di cittadina e lavoratrice per venire valorizzata esclusivamente in termini di funzione riproduttiva, trasformata in puro strumento per il contrasto al calo demografico e privata di reali politiche di conciliazione vita-lavoro o di pari opportunità. Questa visione patriarcale trova la sua massima espressione nell'introduzione delle quote azzurre nei concorsi pubblici riservate ai capifamiglia di nuclei numerosi, una misura vistosamente incostituzionale che, invece di promuovere il merito o l'uguaglianza, punta a spingere le donne fuori dal mercato del lavoro per riaffermare l'uomo come unico sostentatore economico della casa. In definitiva, Futuro Nazionale non offre alcun piano di modernizzazione, ma scambia lo slogan nostalgico per una strategia di governo, delineando una traiettoria che non guiderebbe affatto l'Italia verso il futuro, ma verso un rapido arretramento sui diritti civili e un inevitabile collasso economico e sociale.


L'eurodeputato Roberto Vannacci durante la Sessione plenaria del PE - Questa è l'Europa - Dibattito con Luc FRIEDEN, Primo Ministro lussemburghese - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Roberto_Vannacci,_2025.10.07.jpg
© European Union, 1998 – 2026, Attribution, via Wikimedia Commons

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