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I concerti del Primo Maggio: show a Roma e lotta a Taranto

Ogni 1° maggio Roma, in piazza San Giovanni in Laterano, ospita il cosiddetto “Concertone”, il grande evento promosso da CGIL, CISL e UIL per celebrare la Festa dei Lavoratori unendo musica e attenzione ai diritti. Nato nel 1990, il Concertone è stato a lungo un palco fortemente politicizzato, prima di trasformarsi progressivamente in un grande show nazionalpopolare. 

Maria Grazia Montagnari, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Maria Grazia Montagnari, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Fin dalle prime edizioni il Concertone ha goduto di un’enorme visibilità, amplificata dalla diretta Rai, e negli anni Novanta è diventato un punto di riferimento per la musica italiana: sul palco si sono alternati grandi nomi, tra cui Litfiba, Zucchero, De Andrè e, soprattutto, artisti legati all’impegno civile. Proprio questa vocazione ha però alimentato anche discussioni e controversie, spesso concentrate sul confine – tutt’altro che semplice – tra libertà espressiva e vincoli della trasmissione in diretta.

 

Col tempo, però, il Concertone è cambiato: se in passato privilegiava cantautori e gruppi legati a un immaginario politico e sociale riconoscibile come i Modena City Ramblers, oggi propone una line-up più trasversale, spesso più pop e mainstream, fino a somigliare sempre più a un’estensione del circuito sanremese: quest’anno infatti ospiterà Geolier, Ermal Meta, Emma. Anche la dimensione internazionale, un tempo parte del racconto (con ospiti come Iron Maiden, Radiohead e Blur), negli ultimi anni si è quasi azzerata. Nel complesso, questa evoluzione segnala un passaggio più ampio: da evento politico-musicale a grande prodotto televisivo, con priorità di ritmo, linguaggio e pubblico tipiche dell’intrattenimento generalista.

 

Parallelamente sono esplose anche le polemiche: dalla censura (reale o presunta) fino alle accuse di aver svuotato il concerto della sua spinta politica. Per molti critici, il rischio è chiaro: che il Primo Maggio finisca per celebrare più il format dello spettacolo che i diritti dei lavoratori e le istanze popolari da cui era nato.

 

In questa cornice, nel 2013 prende forma l’Uno Maggio Libero e Pensante di Taranto, promosso dal Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti e che vede come direttori artistici Michele Riondino, Roy Paci, Diodato e Valentina Petrini. È un evento che nasce dal basso, autofinanziato, intrecciato alle battaglie ambientali e sociali della città, a partire dalla ferita aperta dell’ex Ilva. Qui la musica non fa da sottofondo: accompagna interventi di associazioni, giornalisti, artisti e attivisti, in un contesto apertamente politico e partecipativo. 

Vito di Punzio, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Vito di Punzio, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il confronto con Roma è netto. Il Concertone è il modello del grande evento nazionale: produzione enorme, pubblico vastissimo, sponsor ma una componente politica sempre più annacquata, spesso ridotta a slogan innocui e prevedibili. Taranto, al contrario, rivendica autonomia e conflitto: meno filtri e più spazio per temi esplicitamente scomodi. E lo si vede anche dai nomi: artisti radiofonici e mainstream (quest’anno Subsonica e Brunori SAS), fino agli interventi di Francesca Albanese e Tomaso Montanari.

 

In sostanza, oggi il Primo Maggio musicale italiano sembra parlare con due voci: Roma, che si è spostata verso l’intrattenimento generalista, e Taranto, che prova a tenere in primo piano protesta e partecipazione. È dentro questa frizione – tra palco televisivo e spazio di dissenso – che si inseriscono anche i casi più discussi di “censura” (o di controllo editoriale) che, negli anni, hanno accompagnato il Concertone.

 

Tra gli episodi più citati c’è quello di Elio e le Storie Tese: nei primi anni Novanta portarono sul palco un’esibizione provocatoria con riferimenti politici (tra cui Andreotti e Cossiga) e linguaggio ritenuto inadatto alla diretta. La regia intervenne interrompendo l’audio, e il caso divenne emblematico del confine – spesso controverso – tra libertà artistica e vincoli televisivi.

 

L’eco dell’episodio mise in luce una contraddizione strutturale: il concerto nasce come spazio di espressione, ma la diretta impone limiti editoriali e linguistici (considerando che la Rai risente storicamente di pressioni politiche). Non a caso, negli anni, episodi di censura sono tornati ciclicamente al centro delle polemiche, non ultimo il caso di Fedez nel 2021.

 

Taranto non è una scelta neutra. Qui, più che altrove, il Primo Maggio tocca il suo nervo scoperto: il conflitto tra lavoro, salute e ambiente, reso drammaticamente concreto dalla storia del grande polo siderurgico dell’ex Ilva. In questa città il “diritto al lavoro” e il “diritto a respirare” sono slogan che si scontrano, e proprio per questo Taranto diventa un luogo emblematico per parlare di diritti oggi.

 

L’Uno Maggio Libero e Pensante trasforma questa contraddizione in confronto pubblico: musica e parole si alternano, e al centro non ci sono solo gli artisti ma le storie del territorio. Sul palco entrano comitati, associazioni, operai, famiglie colpite dall’inquinamento, giornalisti e attivisti: testimonianze che spostano l’attenzione dai temi alle persone, dalla retorica alla realtà.

 

Per questo Taranto è più di una location: è un simbolo e, insieme, un laboratorio di partecipazione. Qui il Primo Maggio prova a recuperare il suo senso originario di giornata di lotta e di presa di parola collettiva, tenendo insieme musica, impegno e testimonianza diretta. Ed è in questo che l’evento trova la sua forza.

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