I concerti del Primo Maggio: show a Roma e lotta a Taranto
- Rita Salomone

- 5 giorni fa
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Ogni 1° maggio Roma, in piazza San Giovanni in Laterano, ospita il cosiddetto “Concertone”, il grande evento promosso da CGIL, CISL e UIL per celebrare la Festa dei Lavoratori unendo musica e attenzione ai diritti. Nato nel 1990, il Concertone è stato a lungo un palco fortemente politicizzato, prima di trasformarsi progressivamente in un grande show nazionalpopolare.

Fin dalle prime edizioni il Concertone ha goduto di un’enorme visibilità, amplificata dalla diretta Rai, e negli anni Novanta è diventato un punto di riferimento per la musica italiana: sul palco si sono alternati grandi nomi, tra cui Litfiba, Zucchero, De Andrè e, soprattutto, artisti legati all’impegno civile. Proprio questa vocazione ha però alimentato anche discussioni e controversie, spesso concentrate sul confine – tutt’altro che semplice – tra libertà espressiva e vincoli della trasmissione in diretta.
Col tempo, però, il Concertone è cambiato: se in passato privilegiava cantautori e gruppi legati a un immaginario politico e sociale riconoscibile come i Modena City Ramblers, oggi propone una line-up più trasversale, spesso più pop e mainstream, fino a somigliare sempre più a un’estensione del circuito sanremese: quest’anno infatti ospiterà Geolier, Ermal Meta, Emma. Anche la dimensione internazionale, un tempo parte del racconto (con ospiti come Iron Maiden, Radiohead e Blur), negli ultimi anni si è quasi azzerata. Nel complesso, questa evoluzione segnala un passaggio più ampio: da evento politico-musicale a grande prodotto televisivo, con priorità di ritmo, linguaggio e pubblico tipiche dell’intrattenimento generalista.
Parallelamente sono esplose anche le polemiche: dalla censura (reale o presunta) fino alle accuse di aver svuotato il concerto della sua spinta politica. Per molti critici, il rischio è chiaro: che il Primo Maggio finisca per celebrare più il format dello spettacolo che i diritti dei lavoratori e le istanze popolari da cui era nato.
In questa cornice, nel 2013 prende forma l’Uno Maggio Libero e Pensante di Taranto, promosso dal Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti e che vede come direttori artistici Michele Riondino, Roy Paci, Diodato e Valentina Petrini. È un evento che nasce dal basso, autofinanziato, intrecciato alle battaglie ambientali e sociali della città, a partire dalla ferita aperta dell’ex Ilva. Qui la musica non fa da sottofondo: accompagna interventi di associazioni, giornalisti, artisti e attivisti, in un contesto apertamente politico e partecipativo.

Il confronto con Roma è netto. Il Concertone è il modello del grande evento nazionale: produzione enorme, pubblico vastissimo, sponsor ma una componente politica sempre più annacquata, spesso ridotta a slogan innocui e prevedibili. Taranto, al contrario, rivendica autonomia e conflitto: meno filtri e più spazio per temi esplicitamente scomodi. E lo si vede anche dai nomi: artisti radiofonici e mainstream (quest’anno Subsonica e Brunori SAS), fino agli interventi di Francesca Albanese e Tomaso Montanari.
In sostanza, oggi il Primo Maggio musicale italiano sembra parlare con due voci: Roma, che si è spostata verso l’intrattenimento generalista, e Taranto, che prova a tenere in primo piano protesta e partecipazione. È dentro questa frizione – tra palco televisivo e spazio di dissenso – che si inseriscono anche i casi più discussi di “censura” (o di controllo editoriale) che, negli anni, hanno accompagnato il Concertone.
Tra gli episodi più citati c’è quello di Elio e le Storie Tese: nei primi anni Novanta portarono sul palco un’esibizione provocatoria con riferimenti politici (tra cui Andreotti e Cossiga) e linguaggio ritenuto inadatto alla diretta. La regia intervenne interrompendo l’audio, e il caso divenne emblematico del confine – spesso controverso – tra libertà artistica e vincoli televisivi.
L’eco dell’episodio mise in luce una contraddizione strutturale: il concerto nasce come spazio di espressione, ma la diretta impone limiti editoriali e linguistici (considerando che la Rai risente storicamente di pressioni politiche). Non a caso, negli anni, episodi di censura sono tornati ciclicamente al centro delle polemiche, non ultimo il caso di Fedez nel 2021.
Taranto non è una scelta neutra. Qui, più che altrove, il Primo Maggio tocca il suo nervo scoperto: il conflitto tra lavoro, salute e ambiente, reso drammaticamente concreto dalla storia del grande polo siderurgico dell’ex Ilva. In questa città il “diritto al lavoro” e il “diritto a respirare” sono slogan che si scontrano, e proprio per questo Taranto diventa un luogo emblematico per parlare di diritti oggi.
L’Uno Maggio Libero e Pensante trasforma questa contraddizione in confronto pubblico: musica e parole si alternano, e al centro non ci sono solo gli artisti ma le storie del territorio. Sul palco entrano comitati, associazioni, operai, famiglie colpite dall’inquinamento, giornalisti e attivisti: testimonianze che spostano l’attenzione dai temi alle persone, dalla retorica alla realtà.
Per questo Taranto è più di una location: è un simbolo e, insieme, un laboratorio di partecipazione. Qui il Primo Maggio prova a recuperare il suo senso originario di giornata di lotta e di presa di parola collettiva, tenendo insieme musica, impegno e testimonianza diretta. Ed è in questo che l’evento trova la sua forza.



