Golden Globe 2026: un evento tra glamour e protesta
- Rita Salomone

- 4 giorni fa
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La 83ª edizione dei Golden Globe, svoltasi l’11 gennaio 2026 nello storico Beverly Center di Los Angeles, ha celebrato come da tradizione i migliori film e le serie televisive della stagione. Tra i titoli più premiati della serata figurano Hamnet e Una battaglia dietro l’altra, hollywoodiani. Accanto ai brindisi e alle statuette, l’edizione 2026 è stata segnata da una forte carica politica, che ha attraversato in realtà il tappeto rosso e le interviste più che la cerimonia ufficiale.
Molte celebrità hanno scelto di indossare spille con slogan come “BE GOOD” e “ICE OUT”, dedicati alla memoria di Renee Good, una donna uccisa pochi giorni prima da un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE). Con un gesto discreto di protesta gli ideatori della campagna hanno richiamato all’importanza di essere solidali e umani nella vita quotidiana. Essi inoltre denunciano come, nell’ultimo anno, l’amministrazione Trump abbia sfruttato il potere federale per intimidire le comunità, trasformando gli immigrati in capri espiatori. A loro avviso, l’ICE non garantisce maggiore sicurezza: al contrario, genera caos e colpisce indistintamente famiglie, migranti e cittadini statunitensi. Tra i volti noti che hanno aderito: Mark Ruffalo, Wanda Sykes, Natasha Lyonne, Jean Smart e Ariana Grande.

A distinguersi per la durezza dei toni è stato proprio Mark Ruffalo, protagonista di Task. Sul tappeto rosso, l’attore ha spiegato di indossare la spilla “Be Good” in memoria di Renee Nicole Good, collegando il gesto a una critica sistemica alle politiche dell’amministrazione statunitense. L’attore non ha usato mezzi termini e ha puntato il dito contro Donald Trump, definendolo «il peggior essere umano» e accusandolo di ignorare il diritto internazionale: «Abbiamo un presidente che dice che le leggi del mondo non gli si applicano e che possiamo contare sulla sua moralità — ma lui non ha alcuna moralità», ha dichiarato durante un’intervista sul red carpet, mettendo in discussione le conseguenze di questo atteggiamento non solo per gli Stati Uniti, ma per l’equilibrio globale. L’attore ha anche ammesso di aver faticato a entrare nello spirito celebrativo della serata. Intervistato da Entertainment Tonight, ha raccontato quanto gli sia risultato difficile concentrarsi sui festeggiamenti a base di champagne in un momento storico che percepisce come profondamente instabile. «Abbiamo, letteralmente, truppe d’assalto che girano per le strade seminando terrore, e per quanto io ami tutto questo, non so se posso fare finta che queste cose folli non stiano accadendo», ha affermato, dando voce a una sensazione di scollamento tra il rituale hollywoodiano realtà esterna. In netto contrasto con il tono delle dichiarazioni sul tappeto rosso, la cerimonia ufficiale ha invece mantenuto un profilo più prudente. La conduttrice Nikki Glaser ha rivelato di aver eliminato dal copione qualsiasi battuta su Trump e sull’ICE, nel tentativo di rispettare il clima generale della serata e di evitare che lo spettacolo si trasformasse apertamente in un comizio politico.
I Golden Globe restano comunque uno dei riconoscimenti più prestigiosi del panorama cinematografico e televisivo internazionale. Assegnati all’inizio dell’anno, si distinguono per l’attenzione parallela a cinema e serie TV, oltre che per la separazione tra opere drammatiche e commedie o musical. Noti per un tono più informale rispetto ad altri premi, come gli Oscar, i Globe rappresentano anche un importante termometro dell’industria, spesso in grado di anticipare l’andamento delle premiazioni successive. Negli ultimi anni, l’evento ha consolidato la sua vocazione a essere non solo una vetrina glamour, ma anche un luogo di confronto e riflessione. Proprio questa ambizione, tuttavia, solleva interrogativi. Le prese di posizione simboliche emerse durante i Golden Globe 2026 hanno prodotto una sensazione di dissonanza: un evento nato per celebrare l’intrattenimento, il talento e una forma di evasione collettiva finisce per ospitare messaggi politici complessi in un contesto che appare poco naturale. Il rischio è che la protesta, filtrata attraverso gesti eleganti e altamente mediatici, perda incisività e si trasformi in un atto performativo più che in un reale stimolo al confronto pubblico. Osservati nel contesto del momento storico attuale — segnato da guerre, crisi umanitarie e tensioni politiche profonde — i Golden Globe appaiono sempre più distanti dalla quotidianità di molti. Anche quando cercano di intercettare temi di attualità, lo fanno attraverso simboli necessariamente semplificati, che faticano a sostenere il peso della complessità contemporanea. Ne emerge una frattura percettiva sempre più evidente: da un lato il linguaggio del glamour e della celebrazione, dall’altro quello della crisi e dell’instabilità, destinati a convivere senza incontrarsi davvero. Una distanza che alimenta l’idea di un’élite culturale capace di osservare il mondo, criticarlo anche duramente, ma sempre da una posizione privilegiata e separata.





