Maybe America’s Getting Apocalyptic?
- Ilenia D’Alessandro

- 9 gen
- Tempo di lettura: 2 min
C’è qualcosa di profondamente ironico, e tragicamente americano, nel leggere l’ennesima notizia di violenza legata alle forze federali e pensare che tutto questo venga ancora raccontato come “difesa dell’ordine” o “applicazione della legge”.
7 gennaio 2026 - Manifestanti a Foley Square, vicino all'edificio del governo federale, protestano per l'uccisione di Renee Good da parte dell'ICE poche ore prima: foto 1 - Chad Davis, CC BY 4.0; foto 2 - SWinxy, CC BY 4.0; foto 3 e 4 - Becker1999 from Columbus, OH, CC BY 4.0; foto 5 - Chad Davis, chaddavis.photography/, CC BY 4.0
L’America con Trump vive in uno stato di allarme permanente, sì il continente “America”, come una casa barricata in cui l’inquilino, terrorizzato da ladri immaginari, finisce per sparare ai propri familiari. Ma negli USA il tassello diventa ancora, se si può, più assurdo e inquietante: operazioni federali sempre più aggressive, una retorica politica che trasforma ogni problema sociale in una minaccia esistenziale e un presidente che governa alimentando paura, sospetto e divisione.
Non è più sicurezza, è una forma di panico istituzionalizzato, dove lo Stato non protegge ma intimorisce, non rassicura ma controlla. Gli Stati Uniti, che amano definirsi la più grande democrazia del mondo, assomigliano sempre più a un laboratorio di polizia preventiva, dove l’uso della forza viene giustificato prima ancora che discusso e chi solleva dubbi viene accusato di essere “anti-americano”.
In questo clima, parlare di guerra civile non è allarmismo ma semplice realismo: non quella romantica dei libri di storia, ma una guerra strisciante, fatta di sfiducia, radicalizzazione, città contro governo federale, cittadini contro agenti, verità contro propaganda.
Perché quando una nazione vive nella paura costante di sé stessa, quando il presidente governa come se fosse il comandante di una fortezza assediata e non il garante di diritti comuni, il confine tra democrazia e stato di polizia diventa sottile, quasi invisibile. E il paradosso finale è che tutto questo avviene in nome della libertà, mentre la libertà, quella vera, viene lentamente soffocata sotto il peso di badge, armi e slogan urlati.
L’America non è ancora esplosa, ma scricchiola vistosamente, e il rumore che sentiamo non è quello di un paese che torna grande, bensì di uno che sta per rompersi.
MAGA, uno slogan che ha sempre più un suono distopico, un avvertimento: Maybe America’s Getting Apocalyptic?



















