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Garanzie di insicurezza

A seguito del summit svoltosi in Alaska tra il presidente statunitense Donald Trump e il suo omologo russo Vladimir Putin, cominciano a emergere indiscrezioni sui temi discussi dai due leader.

Kremlin.ru, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons
Kremlin.ru, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

L’inviato speciale di Trump in Russia, Steve Witkoff, ha dichiarato nel programma “State of the Union” della CNN che sono stati individuati punti di incontro tra Russia e Stati Uniti riguardo alle garanzie di sicurezza da offrire all’Ucraina al termine dei combattimenti.

 

Witkoff ha precisato che gli Stati Uniti potrebbero proporre una protezione simile a quella prevista dall’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico, pur senza un’adesione formale di Kiev alla NATO, un’ipotesi già avanzata mesi fa dalla presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, e discussa da tempo in ambiti diplomatici.

 

L’articolo 5 stabilisce: “Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che, se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale”. Tale articolo non prevede un intervento militare obbligatorio, ma lascia spazio a valutazioni caso per caso.

 

I funzionari russi si oppongono alla presenza di truppe occidentali in territorio ucraino, ma si sono detti disponibili ad accettare garanzie di sicurezza per Kiev, a condizione che venga riconosciuto il controllo russo sulle regioni di Donetsk e Luhansk. In cambio, la Russia si impegnerebbe a congelare le linee del fronte nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia.

 

Il segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, ha confermato in un’intervista a “Sunday Morning Futures” di Fox News che sono in corso discussioni con consiglieri per la sicurezza nazionale di diversi paesi europei per elaborare un piano strutturato in vista di un possibile accordo di pace.

 

Domenica pomeriggio si è tenuta una videoconferenza tra i membri della cosidd “‘Coalizione dei Volenterosi”, una forza di peacekeeping in fase di costituzione per monitorare le linee del fronte ucraine in caso di cessate il fuoco o accordo di pace. L’incontro ha preceduto il vertice di lunedì, al quale parteciperanno il presidente statunitense, la presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, il segretario generale della NATO Mark Rutte, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro britannico Keir Starmer e il presidente finlandese Alexander Stubb.

 

Il colloquio più significativo sarà quello tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e Donald Trump, previsto per lunedì, durante il quale si discuteranno le proposte avanzate a Vladimir Putin nel summit di Ferragosto. Kiev e i leader europei si oppongono a un accordo di pace che comporti la mutilazione territoriale dell’Ucraina, temendo che ciò possa compromettere ulteriormente il fragile equilibrio internazionale e incentivare altri stati a usare la forza per ridisegnare i propri confini.

 

Nonostante l’intensa attività diplomatica di agosto, domenica sera la Russia ha lanciato un’ondata di attacchi missilistici contro città ucraine, ferendo almeno otto persone, tra cui una ragazza di tredici anni, vittima innocente dei disegni strategici delle grandi potenze.

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