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Festival Internazionale di Ferrara, una vetrina sull’informazione nel mondo in crisi

5 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Ci sono manifestazioni dove il flusso impetuoso dell’informazione sul mondo contemporaneo prende direzioni ben precise e si trasforma in una rete comprensibile e navigabile di canali. È un po’ quello che accade a Ferrara nella tre giorni del Festival Internazionale, che dal 2 al 4 ottobre arriva alla sua ventesima edizione. Organizzata dall’omonima rivista di approfondimento, come ogni anno, offre un weekend ricco di incontri, dibattiti, workshop di approfondimento. Qui si danno appuntamento giornalisti ed operatori dell’informazione provenienti da tutto il globo, in particolar modo dalle aree “calde” del pianeta. Al centro c’è la notizia, con un respiro realmente internazionale grazie ai numerosi contributi degli ospiti. Questa edizione vede 200 presenze fra giornalisti e operatori dell’informazione, fotoreporter, intellettuali, attivisti e testimoni, provenienti da più di 30 paesi.


Patricio Fernández, Luz Mely Reyes, Carlos Salinas Maldonado e Camilla Desideri al teatro comunale di Ferrara durante il Festival della rivista Internazionale - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Festival_Internazionale_2019_0.jpg
Patricio Fernández, Luz Mely Reyes, Carlos Salinas Maldonado e Camilla Desideri al teatro comunale di Ferrara durante il Festival della rivista Internazionale. Edizione 2019 - Nicola Quirico, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

I panel di approfondimento toccano le prospettive dei conflitti, con focus su quanto accade in Israele, Palestina e Ucraina, il tema del futuro e tecnologia in Europa, lo sguardo rivolto verso i numerosi Sud del mondo, sugli adolescenti, sulle migrazioni e le sfide tecnologiche, sui movimenti femministi e queer.


Tanti appuntamenti da segnalare nel fitto programma. Venerdì 2, Micol Meghnagi, sociologa esperta in politiche della memoria e rappresentazioni sociali della Shoah, dialoga con lo storico israeliano Omer Bartov nell'incontro “Nell’abisso, dal sionismo al genocidio”, o il talk nel pomeriggio del 3 "Il mondo dopo il 7 ottobre" con l'attivista indiano Pankaj Mishra e il giornalista statunitense Adam Shatz. Sulla questione palestinese, domenica 4 lo scrittore Nasser Abou Srour, liberato nell’ottobre del 2025 dopo più di trent’anni in un carcere israeliano, presenta il film "Palestina 36", di Annemarie Jacir, racconto della rivolta palestinese contro il dominio coloniale britannico nel 1936 e le tensioni legate alla crescente immigrazione ebraica.

 

Si passa all’Europa, con le vicende politiche, i diritti e il futuro tecnologico. Venerdì, ne “L’onda nera”, i giornalisti Gian-Paolo Accardo, Agathe Decleire e Carolin Ollivier analizzano la preoccupante crescita delle destre internazionali. Sabato, la giornalista svedese Julia Lindblom presenta un’inchiesta sui lavoratori invisibili dell’IA, assieme alla sindacalista honduregna Jennifer Paze e all’attivista keniana Angela Chukunzira. Il politico birmano Maw Htun Aung discute con Angela Napoletano di Avvenire sulla guerra civile in Myanmar che prosegue da oltre cinque anni nell’indifferenza generale.

 

Due incontri affrontano temi urgenti per i più giovani. Con Virginia Costa, Alessia Detto e Rodolfo Mesaroli si parla di minori non accompagnati e di reti territoriali di accoglienza. Giovani e intelligenza artificiale, invece, sono gli argomenti discussi dal sociologo Giovanni Boccia Altieri, dalla pedagogista Alessia Dulbecco e dalla divulgatrice e insegnante Anna Rita Longo. Torna anche Zerocalcare, autore già presente nelle scorse edizioni, quest’anno protagonista di due dialoghi esclusivi, uno con Simon Paré-Poupart, operatore ecologico e scrittore, caso letterario in Canada e negli Stati Uniti, e l’altro con la filosofa e scrittrice albanese, Lea Ypi. 


Spazio anche all’editoria. “Meridione per principianti”, dialogo tra l'autore Nicola Lagioia e l'autrice, Premio Campiello e Premio Strega, Donatella Di Pietrantonio, sul restare o andarsene. Domenica il confronto sul giornalismo d’inchiesta fra Annalisa Camilli e il reporter investigativo americano Jon Lee Anderson, partendo da "Operazione Massacro" di Rodolfo Walsh, libro del 1957 sul golpe argentino, libro ripubblicato quest'anno. Nell’appuntamento di sabato pomeriggio, “Città che curano”, l’esperta di storiografie critiche del femminismo Elke Krasny si interroga sul tema della giustizia ecologica.

 

Ad arricchire il cartellone, “Fuoriclasse” con eventi per ragazzi da 14 a 18 anni, i documentari di Mondovisioni, lo spettacolo del sabato, “Temi s-comedy” in collaborazione con Medici Senza Frontiere e gli stand up comedian Max Angioni, Chiara Becchimanzi, Monir Ghassem, Roberto Lipari, Yoko Yamada e, a seguire, la grande festa collettiva per i 20 anni di Internazionale.


Piccola curiosità a margine. Il logo della manifestazione, il pianeta antropomorfo ideato da Anna Keen cambia ogni anno per un dettaglio. In questa edizione batte su un tamburo per portare l'attenzione sulle molte crisi vecchie e nuove. “Le tensioni internazionali stanno seriamente minacciando la convivenza pacifica tra Stati e anche la crisi climatica è oramai sotto gli occhi di tutti”, spiega Chiara Nielsen, direttrice del festival, “Con questo simbolo vogliamo portare l'attenzione sul tempo delle decisioni e dell'azione: non possiamo più aspettare. Con la 20ª edizione di Internazionale a Ferrara affronteremo tutti questi temi, ma lo faremo, ancora una volta, tutti insieme.".


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