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Festival della Politica, dialoghi sulla speranza

2 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min

A Mestre, dal 9 al 13 settembre, la politica prova a parlare del futuro. Non come previsione o promessa di un domani necessariamente migliore, ma come spazio ancora di possibilità. È questo il terreno sul quale si muove la XV edizione del Festival della Politica, organizzato dalla Fondazione Gianni Pellicani, che quest’anno ha scelto un titolo tanto semplice quanto impegnativo: “Le ragioni della speranza”.


Massimo Cacciari (Roberto Vicario, CC BY-SA 3.0); Linda Laura Sabbadini (CC BY-SA 4.0); Vera Gheno (Niccolò Caranti, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons)
Massimo Cacciari (Roberto Vicario, CC BY-SA 3.0); Linda Laura Sabbadini (CC BY-SA 4.0); Vera Gheno (Niccolò Caranti, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons)

Qualche numero. 43 appuntamenti con 100 ospiti in 5 giornate di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, workshop, spettacoli e proiezioni cinematografiche divisi fra il centro di Mestre e gli spazi del Museo M9. All’appello, accademici, giornalisti, economisti, scienziati, filosofi, imprenditori e attivisti, per raccontare ciò che, in una stagione di crisi e conflitti, costruisce le prospettive per il nostro tempo. In questo ambito, la parola “speranza” non è una formula rassicurante, ma una domanda rivolta alla politica e alla società: quali ragioni abbiamo, oggi, per continuare a pensare che un cambiamento sia possibile?


Non a caso, il Festival richiama il politico e drammaturgo ceco Václav Havel che definisce speranza “non la convinzione che qualcosa andrà bene, ma la certezza che qualcosa ha senso, indipendentemente da come andrà a finire”. In questa epoca segnata da guerre, instabilità economica, disuguaglianze, crisi dell’ordine internazionale e trasformazioni tecnologiche capaci di modificare radicalmente il rapporto fra esseri umani e lavoro, la speranza diventa dunque una categoria politica prima ancora che sentimentale.


Il programma abbraccia una pluralità di sguardi, luoghi, linguaggi. La giornata di anteprima, mercoledì 9, è aperta dalla linguista Vera Gheno che, insieme a Sara Sanzi, discute del “nuovo lessico della speranza”, un modo per partire dalle parole con cui descriviamo il presente e provare a capire se il linguaggio quotidiano sia ancora capace di costruire un’immagine condivisa del futuro. A seguire, Francesca Coin e Sara Zambotti affronteranno invece il tema del lavoro.


Da giovedì 10 i lavori entrano nel vivo. Il fisico Piero Martin e il giornalista Marco Motta discutono del rapporto fra scienza, pace e guerra, mentre Roberto Esposito e Marco Filoni si confrontano sul “disordine globale” e sulla possibilità di immaginare nuovi ordini. Ma è il dialogo fra il cardinale Matteo Maria Zuppi e il filosofo Massimo Cacciari, in programma alle 20.30, a mettere al centro uno dei nodi più antichi e controversi della speranza: il rapporto fra dimensione spirituale e dimensione politica. Uno degli appuntamenti più attesi.


Religione e politica tornano sabato 12 settembre con Marco Damilano, Benedetta Tobagi e Marino Sinibaldi con il volume “Noi siamo i tempi. La Chiesa di Francesco e Leone nel mondo a pezzi”, mentre il 13 monsignor Vincenzo Paglia presenta il suo “La vita e l’attesa” insieme a Pietro Del Soldà.


La speranza non è soltanto spirituale, è anche scientifica, economica, sociale e ambientale. Nadia Urbinati, Nicola Ghittoni e Marino Sinibaldi discutono di lavoro e società, Daniele Coen, Gaya Spolverato e Roberta Villa si interrogano sulle prospettive della ricerca e del sistema sanitario, Alberto Maria Benedetti, Ilaria Gaspari e Marco Filoni affrontano il tema del diritto alla speranza.


Particolarmente significativo lo spazio dedicato all’ambiente. La giornalista Vera Mantengoli presenta “Naturalmente connessi. Innamorarsi della biodiversità”, insieme alle scienziate del CNR-ISMAR di Venezia Fantina Madricardo e Michol Ghezzo e allo scrittore Tiziano Scarpa. L’interrogativo di fondo è la possibilità di ricostruire una relazione meno distruttiva fra società umana e mondo naturale.


Anche il sistema produttivo è quindi chiamato in causa. Lina Palmerini ragiona con Enrico Marchi sulle prospettive della nuova economia e della vecchia Europa, mentre Carlo Cottarelli e Vincenzo Marinese esplorano le “ragionevoli speranze” delle imprese italiane. E la questione di genere viene affrontata da Marianna Aprile, Benedetta Tobagi, Linda Laura Sabbadini e Martina Carone.


Accanto ai dialoghi, in cartellone tanti libri, temi, autori e commentatori. Guerra e intelligenza artificiale a cura di Gianluca Di Feo, Greta Cristini e Pietro Del Soldà, trasformazione tecnologica con Alessandro Aresu e Floriana Bulfon, la fine delle guerre con lo storico Gastone Breccia. E ancora, il rapporto fra sport e potere con Moris Gasparri e la speranza restituita a Venezia attraverso la narrativa di Giovanni Montanaro.


Ogni pomeriggio alle 16.30 nel Chiostro dell’M9, una delle sezioni più suggestive curata da Antonio Gnoli, “Forse non sarà domani…”. Quattro incontri, dedicati al futuro a cui si anela, attraversando filosofia, economia, medicina e pensiero. Laura Boella parla della possibilità di una nuova utopia politica, Pierluigi Ciocca del futuro dell’economia italiana, il neuroscienziato Fabrizio Benedetti del rapporto fra speranza, cura ed empatia, Sergio Givone, infine, del legame fra speranza, pensiero e vita. Non mancano il cinema, con cinque proiezioni gratuite all’aperto, una performance teatrale, “Microclima”, dedicata alla crisi della democrazia dalle istituzioni di base, gli incontri curati dall’Ordine dei Giornalisti.


Parlare di speranza significa focalizzarsi su ciò che la rende difficile, quindi, confrontarsi con i conflitti, l’emarginazione, la crisi climatica, il futuro del lavoro, la possibile transizione da democrazie a democrature, la trasformazione degli equilibri geopolitici. Speranza, allora, smette di essere una parola gentile e diventa una forma di responsabilità. Immaginare possibilità alternative non è evasione: è  uno dei modi più radicali per tornare a occuparsi della realtà.


La manifestazione si svolge grazie al sostegno della Regione Veneto, Comune di Venezia, Fondazione di Venezia, M9 - Museo del ’900 e Camera di Commercio di Venezia e Rovigo.


Il programma completo con luoghi e orari su www.festivalpolitica.it/press/

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