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Decreto primo maggio: regalo a Confindustria?

Forse il titolo è un po’ ingeneroso nei riguardi del governo, se non altro perché nel decreto è presente una norma sul “salario giusto” che obbliga il datore di lavoro a utilizzare i contratti nazionali firmati dai sindacati maggiormente rappresentativi e vieta l’uso dei contratti pirata spesso siglati da sigle sindacali dell’area politica del governo. Si tratta della sconfessione della linea finora seguita dal governo, ma c’è poco altro a favore del mondo del lavoro dipendente, che pur sempre qualche voto lo ha portato a questa maggioranza parlamentare. 

Technisat, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Technisat, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Rispetto a questa norma contrattuale, non siamo certo al salario minimo, sempre rifiutato da questo governo, ma è indubbio che si tratti di un piccolo passo avanti, apprezzato dalle sigle sindacali confederali e da Confindustria.

 

Di positivo c’è anche un articolo che sancisce, in caso di mancato rinnovo di un contratto, che dopo un anno le buste paga dovranno integrare un aumento automatico del 30% rispetto a quanto sarebbe dovuto aumentare in base all’inflazione. Ma questa norma è un ripiego a causa dello stralcio di un’altra ben più radicale.

 

Sto alludendo alla retroattività automatica degli aumenti salariali in caso di firma di un contratto dopo la sua scadenza. In pratica con il rinnovo dei contratti si sarebbe sancito anche il recupero automatico del salario perso durante il periodo lasciato scoperto dal mancato rinnovo. Un vero e proprio incentivo a rinnovare i contratti che sarebbe diventato una forte arma negoziale in mano ai sindacati e che avrebbe fatto da deterrente alla procrastinazione da parte delle associazioni datoriali, che non avrebbero avuto più alcun vantaggio a ritardare la firma dei rinnovi. Questa sarebbe stata una norma che avrebbe dato ossigeno a ben un terzo dei lavoratori dipendenti italiani. Tale è la quota dei dipendenti, secondo i dati ISTAT, che hanno la sfortuna di non ricevere aumenti salariali in quanto iscritti a una categoria che ha il contratto nazionale scaduto. Tra l’altro quella dei contratti scaduti è una vera piaga nel nostro paese.

 

Oltre allo stralcio di questo articolo che sarebbe stata una piccola rivoluzione nella prassi dei rinnovi contrattuali in Italia, ci sono i soliti incentivi alle aziende che assumono. Questo ha contrariato il segretario generale della CGIL, che ha affermato che nel decreto Primo Maggio non c’è nulla per i lavoratori e solo misure a favore degli industriali. Stanziare risorse a favore di chi ha già intenzione di assumere perché ha bisogno di personale non sembra a Maurizio Landini un modo per venire incontro al mondo del lavoro dipendente, sempre più in difficoltà nella congiuntura economica sfavorevole.

 

Insomma, due parti del decreto che indubbiamente suonano come un favore più per gli industriali che per i lavoratori. Anche se, a rigore, non è vero che non ci sia nulla per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti nel decreto Primo Maggio, è indubbio che si tratti dell’ennesima occasione persa.

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