Ddl antisemitismo: oltre che inutile è pure dannoso
Il ddl sull’antisemitismo, che accoglie la definizione dell’IHRA, oltre a introdurre la censura per le critiche allo stato di Israele, rischia di ottenere l’effetto esattamente contrario a quanto si propone di fare.

Se scrivessi che gli Stati Uniti d’America come nazione sono sorti anche passando sopra il genocidio dei nativi americani, credo che nessuno mi accuserebbe di razzismo antiamericano. Sicuramente nessuna normativa mi potrebbe perseguire legalmente. Invece è quello che rischieremo con l’approvazione del ddl sull’antisemitismo se faremo in modo analogo qualche critica allo stato di Israele.
Questo disegno di legge, infatti, prevede di assumere come definizione di razzismo antisemita quella dell’IHRA. Per farla semplice senza entrare nel dettaglio, tra le condizioni per avvalorare la definizione di razzismo antisemita sono comprese le critiche allo stato di Israele. Per esempio, affermare che il diritto alla difesa dello stato di Israele non dovrebbe prevedere forme di apartheid per gli arabi israeliani o per i palestinesi nei territori occupati. Oppure che nella Striscia di Gaza si sia attuato un genocidio. Con l’approvazione del ddl, simili affermazioni diventeranno problematiche e potranno essere messe sotto la lente di ingrandimento del Ministero dell’Interno. Non proprio un bel vedere per un paese democratico in cui la libertà di espressione dovrebbe essere garantita. E, francamente non si capisce neppure la necessità e l’urgenza di questo ddl, visto che una legge che penalizza l’antisemitismo c’è già dal 1993. In poche parole, abbiamo già gli strumenti legislativi per combattere il fenomeno del razzismo antisemita.
Ora, questo stato delle cose mi fa pensare che qualcuno voglia fare un favore all’attuale governo israeliano, o alle famose lobby ebraiche che sono attive anche nel nostro paese. Tra l’altro questa identificazione tra razzismo antisemita e critica allo stato di Israele è stata sostenuta più volte e in diverse sedi proprio dal premier israeliano Benjamin Netanyahu. Difficile dimenticare le sue grossolane accuse di antisemitismo all’ONU, alla corte internazionale di giustizia dell’Aia e persino a Papa Francesco.
La mia opinione su questa questione è che la stessa posizione di Netanyahu sia paradossalmente antisemita. Identificare tutto il popolo ebraico con lo Stato di Israele, anche quando questo si rende responsabile di crimini contro l’umanità a Gaza e nella Cisgiordania (e questi crimini sono frutto di un’operazione organizzata e pianificata e non gli eccessi di alcuni cani sciolti) significa equiparare tutti gli ebrei a quelli che decidono e commettono questi crimini. Significa dichiarare il senso di appartenenza degli ebrei, sionisti o antisionisti, cittadini dispersi in tutto il mondo o dello stato di Israele, allo stesso destino comune, anche per chi non lo condivide. Io credo che sia una posizione insostenibile e che non faccia un favore al popolo ebraico.
Se a qualcuno potesse sembrare eccessivo dichiarare antisemita la posizione ideologica di Netanyahu, potrebbe almeno convenire che sia una potenziale fonte di istigazione all’odio antisemita.
Sia quel che sia, questo potrebbe essere l’effetto dell’approvazione del disegno di legge sull’antisemitismo in Italia. L’idea che ci sia un popolo e uno stato che costituisce un’eccezione rispetto a tutti gli altri e che è autorizzato a compiere qualsiasi nefandezza senza che possa essere criticato, alla lunga otterrà il risultato opposto a quello che si era proposto di ottenere.





