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“Chi controlla la magistratura?”

C’è da chiedersi, piuttosto, chi controlla le dichiarazioni del Ministro della Giustizia Carlo Nordio che, purtroppo, va completamente a ruota libera e, quando non parla come se fosse il primo esponente del Comitato per il NO, non cerca neanche di celare il vero obiettivo che il Governo persegue con la riforma costituzionale.

Ministro della giustizia, Carlo Nordio - Conferenza stampa del Consiglio dei Ministri n.159/5 Febbraio 2026 - Governo.it
Ministro della giustizia, Carlo Nordio - Conferenza stampa del Consiglio dei Ministri n.159/5 Febbraio 2026 - Governo.it

Nel post-Consiglio dei ministri, il Guardasigilli ha infatti rotto gli indugi, rivelando la vera natura del progetto governativo: non una riforma del sistema, ma una cattura del potere. L’intervento sulla magistratura smette, dunque, di nascondersi dietro tecnicismi giuridici e si palesa per ciò che è: un’operazione di controllo politico. L'urgenza dell'Esecutivo non è riparare gli ingranaggi arrugginiti dei tribunali, ma assicurarsi che chi siede in aula risponda a una logica di comando.

 

Mentre i tribunali italiani affogano in faldoni polverosi e i cittadini attendono anni per una sentenza, il Governo sposta il mirino. La narrazione di una giustizia "più rapida" è utile a coprire un disegno ben più politico, e hanno finalmente fatto cadere la maschera, e sotto non c’è una giustizia più efficiente, ma il tentativo di snaturare un principio fondamentale per i cittadini. Il progetto di controllo della magistratura sbandierato da Nordio non è solo una scelta politica discutibile, ma un attacco diretto al cuore della nostra democrazia.

 

Per capire la portata del pericolo, basta mettere le intenzioni del Ministro davanti allo specchio della Costituzione, che recita con una chiarezza che non ammette interpretazioni creative: "La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere."  Questo principio sancisce la garanzia che il giudice che decide sulla tua libertà o sul tuo patrimonio non debba rispondere a chi siede al Governo.

 

La riforma Nordio punta a scardinare esattamente questo principio, cercando di trasformare un "ordine autonomo" in un "ufficio subordinato". Sbaglia chi pensa che questa sia una contesa burocratica tra poteri perchè i Padri Costituenti scrissero l’articolo 104 avendo ancora negli occhi le macerie di un regime che aveva ridotto i giudici a servitori del Partito. Sapevano che senza una magistratura "ordine autonomo", la democrazia è solo un involucro vuoto. Oggi, il disegno di Nordio sembra voler riavvolgere il nastro della storia, riportandoci a quel passato in cui il diritto era piegato alla convenienza del comando.

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