Il 22 e 23 Marzo si voterà sul referendum giustizia
- Daniela Loffredo

- 5 giorni fa
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Il Tar del Lazio ha rigettato il ricorso proposto dal comitato organizzatore della raccolta firme per il referendum sulla giustizia. I promotori avevano impugnato la scelta del Consiglio dei Ministri di programmare le votazioni per le date del 22 e 23 marzo, ma i giudici hanno precisato che “la disciplina applicabile è principalmente finalizzata a permettere che la legge di riforma costituzionale sia sottoposta, in tempi certi, all’approvazione da parte della volontà popolare”. Il tribunale ha evidenziato come la normativa costituzionale contempli una sola deroga ai tempi di indizione del referendum: l'eventualità che venga approvata un'ulteriore legge costituzionale nel trimestre successivo alla promulgazione della prima. In ogni altra situazione, secondo quanto stabilito dal collegio giudicante, “nessun rinvio nell’indizione del referendum è configurabile, e la norma costituisce chiusura del sistema di disciplina referendaria”. Di conseguenza, la pronuncia conferma ufficialmente le date già fissate.
I sostenitori del quesito alternativo avevano basato la loro azione legale sul presupposto che la data governativa fosse troppo ravvicinata, limitando così lo spazio per un'adeguata informazione dei cittadini e per il confronto democratico. Tuttavia, la sezione amministrativa ha chiarito che tale pretesa “è destituita di fondamento, non potendosi lasciar dipendere la deroga a un precetto normativo primario chiaro da un evento futuro ed incerto”.
Sulla questione è intervenuto il Ministro Nordio, che ha espresso il proprio compiacimento: “Sono molto soddisfatto della sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio. La motivazione è di una chiarezza adamantina: trattandosi di un referendum confermativo, una volta che si sia determinata una condizione per il suo svolgimento, in questo caso la richiesta parlamentare, le altre, come le cinquecentomila firme, sono inammissibili perché superflue, come avevamo detto sin dall'inizio. Si è trattato di un espediente dilatorio che speriamo sia anche l'unico.”
Questo verdetto mette la parola fine alla controversia, garantendo lo svolgimento della consultazione sulla riforma della giustizia senza ulteriori slittamenti, ribadendo la necessità di rispettare le tempistiche costituzionali previste dalla legge.






