top of page

Carlo Falvella, una commemorazione scomoda

Questo pomeriggio a Salerno si ripeterà la commemorazione di Carlo Falvella, giovanissimo dirigente del FUAN salernitano ucciso in una rissa nel 1972. La mano fu quella di Giovanni Marini, esponente cittadino dei movimenti anarchici. Di anno in anno, la ricorrenza ha assunto le sembianze di un’adunata della destra estrema dall’espressione militaresca, parata, striscioni fascisti, fieri saluti romani e l’immancabile rito del “presente”. Un modo per affermare simbolicamente il possesso di un territorio e di una presunta legittimità ad esistere.


A 54 anni dal fatto di cronaca, la polemica si ingigantisce per diversi fattori. Il primo è un libro che ricorda con toni retorici la figura del ragazzo e intende programmaticamente restituire quella carne e sangue che non emergono dalle fredde ricostruzioni giudiziarie (in cui si parla di omicidio preterintenzionale). Il testo è stato pubblicato da una casa editrice già allontanata dal Salone del Libro di Torino per presunta apologia di fascismo e contigua a Casapound, gruppo che si ispira all’ideologia fascista e vanta numerosi attivisti condannati per la Scelba-Mancino. Il volume verrà presentato proprio oggi pomeriggio presso un luogo simbolicamente caro all’antifascismo, quel Salone dei Marmi dove nell’aprile del ‘44 Bonomi e Togliatti consegnarono alla storia la “Svolta di Salerno”.


La normalizzazione dei valori della destra neofascista non viene accettata dall’area progressista. Una cordata di consiglieri di minoranza, capeggiata dal candidato sindaco Franco Massimo Lanocita, ha indirizzato la richiesta al primo cittadino Vincenzo De Luca di ritirare la concessione dello spazio (nessuna replica al momento della pubblicazione). Contrario anche il Comitato Provinciale dell’A.N.P.I. di Salerno, guidato da Ubaldo Baldi, che ha indetto un presidio antifascista sulla lungomare in contemporanea con l’evento. Non si mette in discussione la memoria del defunto, ma le modalità e il luogo istituzionale.


C’è poi un secondo elemento che ha appestato l’aria. Nella tarda notte fra l’1 e il 2 luglio, un gruppo di militanti della destra, intento ad affiggere manifesti per l’evento del 7, veniva alle mani con degli attivisti del “Porticciolo di Pastena”. Il posto è teatro di una vertenza cittadina contro una pesante ristrutturazione urbana e la creazione di un nuovo porto turistico di lusso. Costoro erano impegnati nell’allestimento di un’iniziativa sportiva prevista nei giorni successivi. Le testimonianze di abitanti, passanti e coinvolti nella rissa fanno emergere un quadro preoccupante. Pare infatti che il gruppo degli attacchini si fosse presentato già armato di “bastoni e cazzottiere”, probabilmente aspettandosi di incontrare qualcuno nonostante l’orario. I due gruppi hanno, ovviamente, fornito versioni diametralmente opposte, addossando le responsabilità dell’aggressione alla fazione avversa.


C’è chi paventa un ritorno al passato. E sicuramente qui le ombre del passato si agitano fitte sullo sfondo, creando sagome orribili. Quelle proiettate da chi fra poche ore marcerà con fare militaresco e sguardo truce sul corso principale di Salerno. Lo stesso lastricato dove si può trovare ancora qualche coriandolo lasciato appena qualche giorno prima dall’allegra sfilata del Pride. Due anime opposte che esprimono la ricchezza di una democrazia sulla cui tenuta ci si interroga continuamente. Da un lato c’è chi proviene da una cultura che ha negato la libera espressione, il fascismo. Dall’altro c’è chi vuole difendere diritti e Costituzione negando spazi a chi, ebbro di autoritarismo, sproloquia con toni razzisti, omofobi e misogini, aizzando odio e inneggiando a una non meglio precisata identità italiana tradizionale.


Gli anni di piombo rappresentano una tragedia per un’intera generazione. Ancor oggi si trascina nella disaffezione verso la politica e il confronto di visioni opposte del mondo. In quella voragine aperta dalla strage di Piazza Fontana hanno trovato spazio la malapolitica, l’affarismo senza controllo, il vuoto dei valori civici. Allora le vicende internazionali avevano un’influenza decisiva nella politica interna. Oggi accade qualcosa di simile con l’internazionale nera che scolpisce pian piano il contorno della democratura intorno agli stati una volta fieramente democratici.


Le morti di Falvella a Salerno, dei fratelli Mattei a Primavalle, di Bigonzetti e Ciavatta ad Acca Larenzia hanno trasformato quei luoghi in presidio morale dell’estremismo di destra. Lì ha iniziato la pretesa di tolleranza dell’iconografia antidemocratica in virtù della commemorazione. Queste tensioni non fanno giustizia alla memoria di Carlo. C’è una stele in via Velia a Salerno, lì dove le idee cedettero il passo alla violenza. L’epigrafe posta dal comune nel 2010 recita “Mai più la passione politica si trasformi in odio”. Oggi non possiamo essere certi che questo auspicio sia onorato.

Manifestazione antirazzista ("Marcia della Solidarietà") il 22 marzo 2025, da Place de la République a Place de la Nation a Parigi. Avenue Daumesnil. Il cartello riporta lo slogan "Siamo tutti antifascisti" su uno sfondo con la bandiera arcobaleno/LGBT - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Manifestation_contre_le_racisme_du_22_mars_2025_%C3%A0_Paris_%E2%80%94_47.jpg
Manifestazione antirazzista ("Marcia della Solidarietà") il 22 marzo 2025, da Place de la République a Place de la Nation a Parigi. Avenue Daumesnil. Il cartello riporta lo slogan "Siamo tutti antifascisti" su uno sfondo con la bandiera arcobaleno/LGBT - Jules*, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons


© RIPRODUZIONE RISERVATA

  • Instagram
  • Facebook
bottom of page