Algoritmi a misura d’uomo
- Daniela Loffredo

- 9 gen
- Tempo di lettura: 3 min
Tra tutela del lavoro e protezione dei dati, la nuova normativa mette al centro il cittadino per evitare i rischi di una tecnologia senza regole.

Con l’approvazione definitiva del Senato, l’Italia definisce il primo quadro normativo nazionale dedicato allo sviluppo e alla governance dell’intelligenza artificiale, in piena sintonia con i dettami dell’AI Act comunitario. Al cuore della nuova legge risiede una visione strettamente antropocentrica, fondata sui pilastri della trasparenza, della cybersicurezza e della centralità della decisione umana: ogni sistema di IA deve operare in modo sicuro e accessibile, mantenendo la responsabilità finale in capo a una persona fisica. Tale normativa interviene in modo trasversale su settori importanti, dalla sanità al mondo del lavoro, della pubblica amministrazione e della giustizia, dove la tracciabilità dei processi e la tutela della riservatezza diventano requisiti imprescindibili per evitare discriminazioni e garantire l’equità. Vengono create l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e l’Agenzia per l’Italia Digitale: la prima esercita poteri ispettivi e di vigilanza sulla resilienza e la sicurezza dei sistemi, la seconda promuove l’adozione di casi d’uso sicuri e gestisce le procedure di notifica per imprese e cittadini. Questo meccanismo opera sotto il coordinamento della Presidenza del Consiglio, che attraverso il Dipartimento per la trasformazione digitale si occupa di aggiornare con cadenza biennale la Strategia nazionale per l’IA, assicurando al contempo un costante monitoraggio parlamentare tramite una relazione annuale.
L'approvazione di questa legge è sicuramente un momento simbolico di grande rilievo, ma l’infinita burocrazia che caratterizza il nostro Paese provoca un rallentamento nel percorso di definizione normativa di una materia molto complessa e delicata, che ha però la sua caratteristica principale proprio nella rapidità e immediatezza delle risposte. La sfida del legislatore è stata infatti quella di tentare un equilibrio tra la tutela dei diritti e la spinta all'innovazione, ma la natura del provvedimento è, in sostanza, quella di una legge quadro che rimanda gran parte della disciplina operativa a futuri (e lenti) decreti attuativi. Nonostante queste incertezze strutturali, la norma interviene in ambiti sensibili come la sanità e la giustizia, vietando categoricamente la delega di decisioni cruciali agli algoritmi: il medico e il magistrato restano figure insostituibili, con l'IA relegata a un ruolo di puro supporto tecnico e documentale. Anche nel mondo del lavoro e delle professioni regolamentate, la legge impone nuovi obblighi di trasparenza, garantendo ai cittadini e ai lavoratori il diritto di sapere quando una decisione o un servizio sono mediati da sistemi automatizzati. Particolare attenzione è poi rivolta ai minori, per i quali è fissata a quattordici anni l'età minima per il consenso all'uso dei chatbot, nel tentativo di arginare rischi legati alla consapevolezza digitale delle nuove generazioni. Sul fronte del diritto d’autore, il provvedimento chiarisce che la protezione del copyright rimane un’esclusiva delle opere frutto dell’ingegno umano, ammettendo la tutela per le creazioni assistite dall'IA solo se è dimostrabile un apporto creativo originale da parte dell'autore.
La legge introduce una stretta sul piano penale, istituendo il reato di diffusione illecita di contenuti generati tramite IA per contrastare il fenomeno dei deepfake e prevedendo aggravanti specifiche per chi utilizza l'intelligenza artificiale per commettere truffe o frodi informatiche. Questa impronta rigorosa mira a colmare un vuoto normativo, pur lasciando aperta la questione probatoria sul danno effettivamente subito dalle vittime. Nonostante lo stanziamento di un miliardo di euro per startup e piccole imprese, l'attuazione della legge deve fare i conti con una clausola di invarianza finanziaria che impedisce nuovi oneri per la finanza pubblica. Questo paradosso, unito all'attesa dei numerosi decreti delegati necessari per rendere operative le regole su addestramento e dati, rischia di creare una zona d'ombra temporale in cui imprese e amministrazioni potrebbero trovarsi in una fase di incertezza normativa proprio mentre la rivoluzione tecnologica prosegue la sua corsa senza soste.
In conclusione, in un settore che corre a velocità esponenziale, il primato legislativo rischia di rimanere un successo puramente simbolico. Tra l'attesa di lenti decreti attuativi e il paradosso di un'innovazione frenata dall'invarianza finanziaria, il pericolo concreto è quello di aver costruito una cattedrale di principi destinata a restare ferma in una zona d'ombra normativa, mentre la tecnologia prosegue la sua corsa inarrestabile.





