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È tempo di Antigone

3 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Fine estate. Vado con i miei figli a vedere l’Odissea di C. Nolan. Non so dire se il film in sé mi piaccia: amo tanto i classici e faccio sempre fatica ad accoglierne le riletture.

Certamente mi colpisce la riflessione finale:


Abbiamo violato tutto ciò che di più sacro c’è tra gli uomini. … bruciare le mura di Troia ha significato bruciare l’intero mondo. … L’idea di un solo uomo. L’inganno di un solo uomo per infrangere per sempre la legge di Zeus. Vivevamo in un mondo di palazzi e commerci, di linguaggio, ciechi di fronte alla sua bellezza, finché non l’abbiamo distrutto. …

DIpinto "Antigone au chevet de Polynice" di Jean-Joseph Benjamin-Constant
Jean-Joseph Benjamin-Constant via Wikimedia Commons

Insomma, l’inganno del cavallo (un dono, un’offerta di pace, che hanno accolto nella loro casa) l’infrazione della legge di Zeus, avrebbe provocato un effetto domino (si sarebbe diffuso come una piaga), determinando la fine di una civiltà. Avrebbe trasformato i Greci nei popoli del mare, in nemici di se stessi.

 

Nei giorni successivi ho sentito il bisogno di rileggere l’Antigone di Sofocle, che narra della sventurata figlia di re Edipo, che, in nome delle leggi non scritte degli dei, viola le leggi degli uomini.

 

I suoi fratelli si sono contesi la città di Tebe, dopo la cacciata di Edipo, e sono morti entrambi, ma è stato Polinice a marciare in armi, con alleati stranieri, contro la patria e perciò il nuovo re, Creonte, decreta che resti insepolto e illacrimato.


Antigone, tuttavia, si oppone: viene accusata di empietà per il suo atto pio e murata viva dallo zio Creonte. 


Ismene, sua sorella, cui ha chiesto aiuto, l’ha avvisata, 


Considera tu, ora, di quale morte più atroce moriremo noi due abbandonate, se trasgrediamo il comando, la legge di un sovrano. Ma sopra tutto conviene ricordare che noi siamo donne, per natura incapaci di lottare contro gli uomini. Costrette dai più forti dobbiamo subire queste cose, e di queste anche più gravi. Io chiederò perdono alle ombre sotterranee, perché a tanto sono costretta; e obbedirò alla potenza dei vivi. Eccedere dai nostri limiti è una follia.

 

Ma Antigone non ha sentito ragioni.

 

La donna difende, a costo della propria vita, le leggi divine, rinunciando a un futuro radioso, quale futura sposa di Emone, figlio di Creonte, in nome di ciò che ritiene giusto. Svaluta la ragion di Stato, che motiva invece il decreto dello zio.

 

Anche in questo caso, la violazione delle leggi sacre porta alla deriva: il figlio del re si uccide per il dolore di aver perso Antigone e così la madre di lui non sopravvive alla morte del figlio. Alla fine, anche Creonte vacilla, invoca su sé, insensato, la fine.

 

Amo la letteratura classica, con le sue vicende in grado di rappresentare i drammi umani di tutti i tempi, e mi piace anche il messaggio di Nolan: ci sono dei limiti che non andrebbero mai oltrepassati, pena la perdita della propria identità, individuale e collettiva, pena la perdita di se stessi. Gli antichi chiamavano questi limiti leggi divine, oggi spetta a noi ridefinire ciò che è sacro, in base a una morale laica.

 

A livello globale, a mio avviso, la cosiddetta civiltà occidentale sta perdendo se stessa, in nome della ragion di Stato (oggi si preferisce dire che si difendono equilibri o posizioni geopolitiche) o peggio in nome del denaro.

 

È tempo di Antigone, è il tempo di difendere ciò che è sacro, di richiamare i potenti al rispetto dei limiti, a evitare la tracotanza che li spinge a mettersi al livello degli dei, a decidere a tavolino e per meri calcoli opportunistici della vita di milioni di esseri umani, è tempo di arginare il diffondersi del pensiero per cui è giusto ciò che è conveniente, è tempo che l’Europa e più in generale l’Occidente si ricordino i Valori su cui hanno costruito la propria identità, dal ‘700 in poi.

 

Il vero problema a mio avviso non sono i singoli (persone o Stati) prepotenti e malvagi, perché il male appartiene all'uomo. È invece grave la condotta della società civile, della parte di mondo che si ritiene civilizzata e che sta invece violando quello che gli illuministi chiamavano il contratto sociale. La vita associata è nata affinché gli uomini potessero difendersi dalle fiere e dai loro stessi istinti ferini, stabilendo ciò che è giusto, a tutela di tutti. Oggi invece ci voltiamo dall'altra parte di fronte alle più palesi violazioni dell'umanità altrui: per fare solo qualche esempio, il genocidio del popolo palestinese viene spesso presentato in Occidente come una forma di legittima difesa; in nome della patria, si inneggia a criminali che hanno contribuito a scrivere le pagine più nere della Storia dell'ultimo secolo (assistiamo continuamente a raduni neofascisti e neonazisti, la folla che acclamava nei giorni scorsi Mladic mi ha fatto accapponare la pelle).

 

C'è bisogno di Antigone, oggi più che mai, perché anche l’Occidente si sta trasformando in nemico di se stesso.

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