Trump e Hamas: così lontani, così vicini
- Elio Litti

- 7 gen
- Tempo di lettura: 3 min
La scorsa domenica è stata sconvolta dalle scene, quasi hollywoodiane, del rapimento del dittatore venezuelano per mano statunitense; fatti che rimettono in discussione il senso stesso della diplomazia e delle relazioni internazionali. Naturalmente, l’indignazione per queste azioni al di fuori della legge non significa affatto sostenere il regime di Maduro — il cui governo manca di legittimità anche secondo la legge venezuelana, viste le elezioni del 2024 ampiamente truccate — tuttavia, due ingiustizie non si trasformano in una giustizia.
Mentre pubblico post di condanna verso le azioni imperialiste americane che rispolverano la dottrina Monroe (l’idea che l’America Latina sia il "cortile di casa" statunitense dove, con le buone o con le cattive, a comandare restano gli yankee: Colombia, Cuba, persino Brasile e Messico sono avvisati), ricevo messaggi privati da amici e conoscenti venezuelani, inviperiti per il mio presunto supporto alla dittatura. Così, mentre per buona parte della diplomazia internazionale l’azione americana è un vero e proprio atto di bullismo, sorge spontaneo chiedersi: come mai i venezuelani sono i più felici di questi avvenimenti? Agli occhi di un occidentale privilegiato non pare plausibile che qualcuno in Venezuela creda davvero che Trump abbia a cuore la loro democrazia, tanto da agire contro il diritto internazionale e persino contro la legge americana, che richiederebbe un passaggio al Congresso prima di intraprendere qualsiasi azione di guerra.
Il regime di Maduro ha causato la più grande migrazione di massa di un Paese senza che vi sia una vera e propria guerra in corso; tra corruzione, malnutrizione e mancanza di libertà, i venezuelani — come riaffermato dal cooperante Gennaro Giudetti — sono contro il regime, pur non supportando l’idea di un governo fantoccio eterodiretto dagli USA. Dialogando con loro, emerge un elemento in comune con i discorsi avuti con amici palestinesi: anche loro a Gaza hanno subito Hamas e ne hanno sofferto il regime oscurantista, tuttavia, nell’inesistenza di organizzazioni internazionali capaci di fermare i crimini israeliani (occupazione, apartheid, disumanizzazione), solo Hamas è stata in grado, pur con modalità fuori dal diritto, di farsi carico di un sussulto di resistenza.
In questo senso, Trump sta al Venezuela come Hamas sta a Gaza: il male minore rispetto al silenzio delle organizzazioni internazionali che tollerano regimi e crimini contro l’umanità senza battere ciglio. Trump non è la soluzione ai problemi del Venezuela; semmai è il Venezuela una soluzione ai problemi di Trump, essendo il Paese più ricco di petrolio e terre rare del pianeta, risorse utili a soccorrere un'economia statunitense sepolta da un debito pubblico mastodontico. Allo stesso modo, Hamas non è stata la soluzione per Gaza, ma ne è stata la fine; tuttavia, poiché le potenze europee e la Lega Araba hanno sempre ignorato i crimini sionisti, gli unici "alleati" possibili per i palestinesi sono rimasti l’integralismo islamico, l’Iran e la Russia: decisamente non una buona compagnia.
Un 2026 appena cominciato ci anticipa già come, senza un recupero di autorevolezza delle organizzazioni internazionali, il pianeta possa scivolare verso la legge della giungla. Se prima l’Europa doveva temere Putin, ora deve fare i conti con l'inquilino della Casa Bianca a un passo dall'occupare la Groenlandia. Se ciò avvenisse, bisognerebbe davvero chiedersi che senso abbia ancora far parte della NATO; ma, forse, tale evento porterebbe a una benedetta presa di coscienza: l’Europa smetterebbe di essere un’appendice dei desiderata americani e si ricorderebbe di avere un proprio peso e un ruolo.
Il timore, tuttavia, è che l’Europa continui nell'inazione. Come ha dichiarato su X, Kirill Dmitriev, rappresentante speciale del presidente russo per la cooperazione economica e gli investimenti internazionali: "La Groenlandia sembra ormai un problema risolto. L'Unione europea continuerà a fare ciò che i vassalli sanno fare meglio: 'osservare la situazione' e dimostrare doppi standard".






