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Sud e simulacri

Dopo le alluvioni che hanno colpito l’Italia Meridionale e che, come è accaduto a Niscemi nella maniera più drammatica, hanno distrutto interi paesi, nei telegiornali e nei programmi televisivi veniva ripetuto un appello accorato: bisogna pensare immediatamente a mettere in sicurezza queste zone che vivono di turismo. Non si tratta del primo caso di questo tipo di narrazione riservata al Sud, ma di un preciso schema più volte applicato, volto a liquidare le complessità presenti in questi territori con una serie di stucchevoli luoghi comuni (il mare, il sole, il buon cibo e la ormai famosa “vita lenta”, diventata un vero e proprio manifesto social).

 

Verrebbe da chiedersi se questo racconto che da qualche anno viene fatto del Meridione, diventato una sorta di cartolina impacchetta per le stories Instagram e, insieme, il posto privilegiato per resort e strutture ricettive di lusso, sia effettivamente benefico come vorrebbero farci credere. Il risollevamento sociale ed economico del Sud, insomma, può avvenire solo tramite questa “svendita” turistica o si tratta, in fin dei conti, di un ennesimo premio di consolazione?

 

Oltre a una serie di problemi per i “locals”, uno su tutti la crisi abitativa (nel 2023 a Napoli si registravano oltre 4000 strutture adibite a bed & breakfast, con conseguente aumento esponenziale del costo degli affitti per i residenti), l’overtourism porta con sé anche alcune questioni sulle quali riflettere. I luoghi turistici, infatti, hanno subito nel corso degli ultimi anni varie modificazioni che, da un lato hanno estirpato la loro identità, allineandoli tutti sullo stesso piano (nei centri storici di ogni località turistica, ad esempio, è possibile trovare gli stessi locali, gli stessi negozi di souvenir, gli stessi servizi offerti ai visitatori), e dall’altro hanno portato alla costruzione di una serie di immagini posticce e ripetute all’infinito, utili a vendere i territori come dei veri e propri prodotti.

 

Quello che stanno creando è, per usare un termine caro a Jean Baudrillard, un “simulacro” del Sud. Il simulacro, per il filosofo francese, è una copia a cui manca l’originale, una rappresentazione che sostituisce la realtà con segni e simboli, creando un’“iperrealtà” in cui la distinzione fra vero e falso sparisce.

 

Bisognerebbe, invece, recuperare il senso dei luoghi. Come sostiene Luisa Bonesio (principale esponente della geofilosofia italiana), i territori non devono essere considerati esclusivamente come fonti di guadagno economico, ma, soprattutto, come l’intersezione fra individuo e collettività e, quindi, come manifestazione concreta, storica e comunitaria di identità culturali. Ripristinare il senso dei luoghi, tramite scelte urbanistiche e architettoniche consapevoli, significa, dunque, rimettere al centro la memoria, rispettare le caratteristiche peculiari e riscoprire la cura dei territori che abitiamo.

Naples in the World, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Naples in the World, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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