Stonewall contro il Tycoon
- Dario Codelupi

- 1 giorno fa
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Lo Stonewall National Monument di New York, uno dei cuori storici della lotta per i diritti LGBTQIA+ negli Stati Uniti è diventato nelle ultime settimane teatro di uno scontro politico che ha acceso il dibattito nazionale ed internazionale.

All’inizio di febbraio 2026 l’amministrazione Trump ha ordinato la rimozione della bandiera arcobaleno dal monumento, sostituendola con quella degli Stati Uniti. Una decisione che ha suscitato un’ondata di mobilitazioni civiche e una pronta reazione dell’amministrazione cittadina guidata dal neosindaco democratico Zohran Mamdani.
La bandiera arcobaleno è il simbolo con cui la comunità LGBTQIA+ si riconosce, celebra le proprie conquiste e ricorda le discriminazioni subite. Proprio allo Stonewall Inn, che nel giugno 1969 una rivolta contro una retata di polizia segnò l’inizio del movimento moderno per i diritti LGBTQIA+, l’arcobaleno è memoria viva.
Perché la rimozione ha fatto scalpore
Il gesto dell’amministrazione federale è stato motivato ufficialmente dal fatto che le regole del National Park Service consentono solo la bandiera nazionale, quella del Dipartimento degli Interni o quella POW/MIA sui flagpole dei parchi federali. Tuttavia, critici e attivisti hanno visto nella rimozione un ulteriore gesto di censura e cancellazione nei confronti della comunità, seguito nei mesi scorsi dall’eliminazione di parole come “transgender” e “queer” dai documenti e materiali ufficiali.
Per molti, questa è stata una scelta deliberata e politica di un clima che negli Stati Uniti ha visto un aumento di leggi e politiche percepite come repressive nei confronti delle minoranze tanto sessuali e di genere quanto in generale: dai limiti all’accesso a cure di affermazione di genere, alle restrizioni su sport e servizi sanitari per persone trans, fino ad alcuni episodi di violenza nei confronti di persone queer. In città come Minneapolis, ad esempio, la tensione è aumentata anche per casi di uso eccessivo della forza da parte di forze dell’ordine o agenti federali, tra cui gli agenti “ICE” contro manifestanti e cittadini per dinamiche razziali. Sebbene non sia un caso direttamente collegato a Stonewall, contribuisce a un sentimento generalizzato di repressione percepita dalla comunità non MAGA o, in generale, non eterosessuale bianca cisgender abilista e maschilista.
La reazione di New York e la sfida del sindaco
La risposta politica di New York è stata chiara e forte. I leader cittadini, con in prima linea il sindaco Mamdani e altri funzionari locali, hanno respinto l’azione come un tentativo di “cancellazione” della storia cittadina e nazionale contemporanea. In una dichiarazione pubblica Mamdani ha definito la rimozione “un’offesa a una città che deve difendere la dignità di ogni persona e la memoria di chi ha lottato per la libertà”.
Il gesto più significativo è stato il ri-posizionamento della bandiera arcobaleno, i leader della città hanno sollevato nuovamente la bandiera vicino al sito di Stonewall, in un atto di sfida diretta al governo federale. Questo momento ha avuto una forte componente simbolica e politica.
In parallelo, gruppi per i diritti civili hanno intentato una causa legale contro l’amministrazione Trump, sostenendo che la rimozione viola la legge sulle procedure amministrative e mira a cancellare l’importanza storica del simbolo nel contesto delle lotte per l’uguaglianza.
Risposte negli Stati Uniti e nel mondo
La vicenda ha avuto una notevole eco negli Stati Uniti: testate nazionali e media digitali hanno discusso ampiamente la rimozione, definendola un gesto che “minimizza” la storia LGBTQIA+. Allo stesso tempo, celebrità e voci pubbliche hanno espresso solidarietà, sottolineando che togliere il simbolo non cancella i decenni di lotte.
A livello internazionale la risonanza è stata palpabile i media europei e latinoamericani hanno rilanciato la notizia, spesso considerando l’episodio come indicativo di una fase di contrazione dei diritti civili negli Stati Uniti. La reazione globale è andata ben oltre la cronaca: gli editoriali, commenti politici e analisi sui rischi per le libertà civili hanno ricollegato l’accaduto alla discussione più ampia su diritti umani, inclusione e memoria, in un periodo che sembra far calare un velo sulla storia.
Infine, il ritorno della bandiera arcobaleno sulla battigia storica di Stonewall è stato percepito come un monito per cui l’identità e la memoria collettiva non si lasciano facilmente rimuovere. La sfida, oggi è rappresentata sul versante di chi può definire cosa e raccontare la storia di una nazione.



