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Ritorno

Ci sono ferite che sembrano definitive.

 

Momenti nei quali crediamo di aver perduto per sempre una parte di noi stessi, come se la luce avesse deciso di non tornare più.

 

Eppure la vita possiede una forza silenziosa che continua a lavorare anche quando noi non ce ne accorgiamo. Lo fa nel tempo dell'attesa, nel buio, nelle crepe che pensavamo irreparabili. Lo fa senza clamore, con la pazienza della primavera che prepara la fioritura mentre l'inverno sembra ancora padrone del mondo.

 

La poesia che segue è dedicata a quel misterioso istante in cui qualcosa ricomincia a vivere dentro di noi. Non perché il dolore sia scomparso, ma perché abbiamo imparato ad attraversarlo.

 

Forse ogni autentico ritorno non è un ritorno al passato.

 

È un ritorno a se stessi.

Caspar David Friedrich, Donna davanti al tramonto (o all'alba) (Frau vor der untergehenden Sonne, 1818) - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Caspar_David_Friedrich_-_Woman_before_the_Rising_Sun_(Woman_before_the_Setting_Sun)_-_WGA08253.jpg
Caspar David Friedrich, Donna davanti al tramonto (o all'alba) (Frau vor der untergehenden Sonne, 1818) -

Ritorno

 

Credevo di non fiorire più.

Credevo che la luce

fosse stata l’ultima

prima del gelo.

 

Ma un giorno,

senza rumore,

è arrivato un filo d’oro

tra le crepe.

 

Un silenzio diverso,

che non feriva.

Un tempo lento,

che non chiedeva niente.

 

E allora ho capito:

non tutto ciò che brucia

muore.

 

Certe ceneri

diventano seme.

E la luce,

quando è tua,

ritorna.


Commento dell'autore


Ho scritto questa poesia pensando a tutte le volte in cui, davanti a una perdita, ci convinciamo che nulla potrà più essere come prima.

 

È una convinzione profondamente umana. Quando soffriamo, il dolore ci persuade di essere eterno. Ci fa credere che la nostra storia finisca proprio lì.

 

La vita, invece, conosce strade che la ragione spesso ignora.

 

Non torna ciò che abbiamo perduto. Torniamo noi. Diversi. Più fragili, forse. Ma anche più consapevoli. Più veri.

 

In questo senso Ritorno non racconta una rinascita improvvisa né una felicità ritrovata. Racconta qualcosa di più discreto e, forse, più autentico: quel primo raggio di luce che entra da una crepa e ci fa capire che il cuore, nonostante tutto, non ha mai smesso di attendere la primavera.

 

Credo che ogni persona abbia vissuto almeno una volta questa esperienza. Dopo un lutto, una separazione, una delusione o una lunga notte dell'anima, arriva un giorno in cui ci si sorprende a respirare di nuovo con leggerezza. Non sappiamo spiegare quando sia accaduto. Sappiamo soltanto che è successo.

 

È questo il miracolo silenzioso che ho cercato di affidare a questi versi.

 

La poesia è tratta dalla raccolta La Pelle del Tempo – L'Amore che Resta di Barbaro Antonio Pontoriero.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

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