La coperta è corta
- Massimo Battiato

- 23 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
A seguire la discussione tutta interna alla maggioranza sulla Finanziaria 2026, che indirizzerà il bilancio dello stato anche oltre l’anno prossimo, ci sono ben poche certezze. La prima è che la coperta è corta, se tiri da una parte, un’altra rimane scoperta. È la conseguenza necessaria della scarsità di risorse a disposizione (questa potrebbe essere la certezza più evidente) per cui è difficile far quadrare il cerchio e rispettare le promesse della campagna elettorale. Anzi alcune misure avanzate negli ultimi giorni vanno proprio nella direzione opposta.
Mi riferisco, credo che chiunque abbia seguito il dibattito pubblico lo ha intuito, agli interventi in peius sulle pensioni. Altro che abolizione della Legge Fornero, le misure decise in Finanziaria peggiorano i requisiti di accesso alla pensione e allungano i tempi per l’apertura delle famose “finestre”. Inoltre si stava perpetrando una vera rapina: il mancato recupero dei contributi versati a copertura del periodo trascorso all’Università. Praticamente la misura decisa dal ministero delle finanze limitava le possibilità di riscatto di questi contributi effettivamente versati per il raggiungimento dei requisiti per lasciare il lavoro e andare in pensione a chi aveva (o avrà) trascorso degli anni di studio all’Università. E questa misura aveva anche effetto retroattivo, come era successo con gli esodati della riforma Fornero. Paradossale che il partito che più aveva fatto leva in campagna elettorale sull’abolizione della Fornero utilizzi, almeno nella figura del ministro delle finanze Giorgietti, gli stessi metodi dell’ex ministra Fornero e addirittura peggiori la riforma delle pensioni tanto esecrata (e esecrabile visto che blocca di fatto il ricambio generazionale) dai leghisti.
Tutto ciò ha causato una discussione accesa all’interno della Lega tra la maggioranza del partito e il ministro Giorgetti e all’interno della maggioranza di governo, visto che Giorgetti gode del sostegno della presidente del Consiglio Meloni. In ogni caso la prima conseguenza concreta di questo imbarazzante dibattito è stata l’abolizione della norma che bloccava il riscatto dei contributi versati per la copertura del periodo universitario. Ma, siccome la coperta è corta, sono stati eliminati anche i contributi alle imprese previsti nella legge finanziaria oltre a restare altre misure penalizzanti per l’accesso alla pensione.
La cosa curiosa di tutto questo discorso è che siamo arrivati al 23 dicembre e ancora la Finanziaria non è stata approvata, è difficile prevedere il testo definitivo e, probabilmente, i parlamentari dovranno fare gli straordinari per portare a termine l’approvazione della legge. Ma questo ultimo particolare non credo che generi nessun moto di solidarietà da parte degli elettori.
Insomma, come ho scritto in partenza e ribadito più volte, le risorse sono molto limitate, la coperta è corta e l’unico accantonamento certo nonché l’unica scelta politica sicura di questa finanziaria ed economica in generale è l’aumento delle spese per la difesa, benedetta dal presidente della Repubblica Mattarella e maledetta da Papa Leone XIV. Ma su quest’ultimo dettaglio, non di poco conto, bisognerebbe aprire un capitolo a parte.






