Questioni di intelligence: la CIA vola a Mosca
- Maddalena Pareti

- 28 ago
- Tempo di lettura: 3 min
Il direttore della CIA John Ratcliffe si è recato a Mosca per una visita insolita nella giornata di martedì.
Il governo statunitense aveva informato anticipatamente il governo ucraino, chiedendo di interrompere gli attacchi con droni su Mosca e San Pietroburgo per tutto il tempo di permanenza di Ratcliffe in Russia.

John Ratcliffe è un fedelissimo del presidente Trump, nonché ex avvocato e assistente procuratore degli Stati Uniti per l’antiterrorismo.
La sua nomina fu caratterizzata dal fatto che avesse dichiarato di voler svolgere il ruolo di direttore della CIA in modo apartitico e aggressivo; infatti quando il presidente Donald Trump ordinò il congelamento degli aiuti militari all’Ucraina, Ratcliffe lo convinse a condividere con gli ucraini le informazioni di intelligence, sia per tutelare gli ufficiali americani ancora presenti nel paese sia per colpire i siti dell’industria della difesa in profondità nel territorio russo.
Ratcliffe è arrivato nella capitale russa a bordo di un Boeing C-17A Globemaster III dell’aeronautica statunitense, un velivolo progettato per missioni di trasporto aereo sia tattico che strategico, in grado di dislocare truppe, materiale bellico e aiuti umanitari.
Nonostante la visita del direttore della CIA risulti insolita, il presidente Trump l’ha definita “semi di routine”.
L’ultima volta che un capo della Central Intelligence Agency era stato a Mosca risale infatti al 2021, quando William Burns, sotto la presidenza di Joe Biden, vi si recò pochi mesi prima che la Federazione Russa invadesse l’Ucraina nel 2022.
La settimana precedente alla visita, l’attività aerea della NATO era stata particolarmente intensa nei pressi dell’enclave russa di Kaliningrad. La combinazione di velivoli di sorveglianza, guerra elettronica, pattugliamento marittimo e rifornimento delineava un’architettura ben più strutturata di una semplice operazione di routine.
Negli stessi giorni il presidente francese Emmanuel Macron aveva chiamato il suo omologo bielorusso Alexander Lukashenko, avvertendolo di non intensificare ulteriormente il suo coinvolgimento nella guerra tra Russia e Ucraina. La Bielorussia, però, dopo la telefonata aveva annunciato un’ulteriore ispezione delle proprie forze armate e della prontezza operativa, una mossa già effettuata più volte durante gli anni del conflitto russo-ucraino.
Il presidente bielorusso, nella giornata di giovedì, si è recato in Russia per colloqui con il leader russo Vladimir Putin e con il primo ministro Mikhail Mishustin senza che la visita venisse annunciata precedentemente.
Dalle fonti ufficiali è emerso che Sergei Naryshkin, capo del servizio di intelligence estera russo SVR, ha dichiarato che si sono svolti colloqui a livello tecnico con il direttore della CIA, senza entrare nel merito delle questioni trattate.
Secondo fonti statunitensi, Ratcliffe durante la visita avrebbe segnalato a Mosca di evitare provocazioni nei confronti della NATO, in particolare dei Paesi baltici, in risposta alla situazione di stallo in cui si trova ora la Russia in Ucraina. Nelle ultime settimane la Federazione Russa aveva minacciato alcuni paesi della NATO, tra cui la Gran Bretagna, dopo che Londra aveva annunciato che sarebbe stata autorizzata la declassificazione delle informazioni sulle componenti britanniche del missile anglo-francese SCALP, capace di raggiungere la Russia con una gittata di centinaia di chilometri e di aumentare così la potenza di fuoco di Kiev. Oltre all’ammonimento di Ratcliffe, la parte statunitense ha cercato di fare pressione sulla controparte russa affinché riducesse il sostegno militare all’Iran, con cui gli Stati Uniti non sono ancora giunti ad un accordo che ponga fine al conflitto.
Negli stessi giorni Mosca ha ospitato anche la visita di Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali del Vaticano.
Il “ministro degli Esteri” della Santa Sede ha avuto un colloquio con il suo omologo russo Sergey Lavrov: le due parti hanno concordato sull’importanza di mantenere un dialogo tra la Federazione Russa e la Santa Sede e sulla necessità di collaborare nelle questioni umanitarie legate al conflitto.
La parte russa ha accolto favorevolmente l’appello di Papa Leone XIV sull’urgenza di porre fine alle ostilità e di avviare negoziati autentici, tenendo conto delle esigenze russe e della necessità di raggiungere accordi reciprocamente accettabili.



