Quando la vita cambia le regole del gioco: imparare a ricominciare con Tre ciotole
- Gerarda Mirra - IIS Besta-Gloriosi

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Ci sono momenti in cui la nostra vita cambia senza chiederci il permesso. Poi arriva una diagnosi, una separazione, una perdita e ciò che avevamo costruito deve essere riorganizzato.
È una delle domande che attraversano Tre ciotole. Rituali per un anno di crisi di Michela Murgia. Nato dalla pandemia, il libro non racconta soltanto il Covid: dodici racconti seguono personaggi alle prese con il cambiamento.

Quando esiste un prima e un dopo
In Espressione intraducibile, una donna scopre di avere una neoplasia al rene. La diagnosi divide la sua vita in un prima e un dopo. Cerca una parola diversa con cui chiamare ciò che le sta accadendo, come se nominarlo diversamente le permettesse di prendere distanza dall’imprevisto. Quando qualcosa ci sfugge, cerchiamo controllo attraverso parole, abitudini e gesti.
Lo stesso principio ritorna ne Il senso della nausea. La protagonista viene lasciata dopo sette anni e il dolore si manifesta attraverso una nausea che le rende difficile mangiare. Da qui nasce il rituale delle tre ciotole, in cui organizza il poco cibo che riesce a mangiare. Quel gesto non cancella la sofferenza ma crea struttura dentro una quotidianità che ha perso forma.
In Ricalcolo percorso, il protagonista affronta la fine della relazione che ha deciso di interrompere. I luoghi condivisi restano legati alla compagna e, con un amico, torna a confrontarsi con quei percorsi. Il titolo diventa una metafora: quando una strada non conduce più dove pensavamo, non significa che abbiamo sbagliato strada. È cambiata la destinazione. Nella vita non sempre esiste una voce che indica subito il nuovo percorso.
Dodici crisi, nessuna risposta uguale
Tre ciotole racconta malattia, separazione, lutto, desiderio di maternità, solitudine e nuove forme di vicinanza.
In Utero in affido, una donna che non desidera essere madre porta avanti una gravidanza per il suo migliore amico, che desidera un figlio con la propria compagna. La scelta mette in discussione cosa significhi essere genitori e famiglia.
In Cartone animato, una donna si innamora di una sagoma di cartone raffigurante Park Jimin e costruisce intorno a quella presenza una relazione che risponde a un bisogno di intimità.
Le crisi sono diverse, e così le risposte. C’è chi controlla ciò che può, chi costruisce un rituale, chi torna nei luoghi che fanno ancora male. Restare in piedi non significa restare uguali: significa accettare che qualcosa è cambiato e provare a trasformare ciò che è accaduto in un nuovo modo di stare al mondo.
Il bisogno di costruire un nuovo equilibrio
È qui che i rituali acquistano significato. Non risolvono la crisi ma creano un piccolo ordine quando quello precedente è crollato.
Le tre ciotole funzionano proprio così. In Volto non riconosciuto, un medico vive la pandemia attraverso precauzioni rigorose per impedire al virus di raggiungere moglie e figlio. Quando il figlio risulta positivo, quella costruzione crolla: il virus è entrato nello spazio che aveva cercato di rendere impermeabile.
Non tutto può essere controllato e forse da qui nasce la possibilità di reagire: non scegliendo gli eventi ma scegliendo cosa farne. Accettare il cambiamento non significa subirlo, significa trasformare ciò che la vita ci presenta e trovare un modo nuovo per viverlo.
Non siamo obbligati a tornare come prima
Forse il problema è questo: ci hanno insegnato a ricominciare intendendo il ricominciare come un ritorno alla normalità. Bisogna rialzarsi, andare avanti, tornare quelli di prima.
Ma cosa succede quando “prima” non esiste più?
Dopo una malattia, una separazione o un lutto, non torniamo al punto di partenza: ciò che è accaduto continua a modificare il modo in cui guardiamo il mondo. Anche la pandemia lascia qualcosa dietro di sé.
Per questo il nuovo equilibrio non deve essere una copia di quello precedente. Può essere più fragile e meno ordinato: tre ciotole preparate in anticipo, una strada percorsa di nuovo, una presenza improbabile o un’abitudine che permette di arrivare alla fine della giornata. Ed è forse questa la cosa più interessante che Tre ciotole racconta: non tutti i personaggi superano davvero la propria crisi. Alcuni devono convivere con qualcosa che non possono cambiare. I rituali non cancellano ciò che è successo né riportano le loro vite al punto di partenza; danno una forma a ciò che, dopo la crisi, l’ha persa.
Alla fine, le tre ciotole diventano una misura di ciò che possiamo fare quando tutto sembra troppo grande: scegliere un gesto, ripeterlo e usarlo come punto di riferimento mentre tutto intorno cambia.
Forse questo è il significato del ricominciare: non fingere che nulla sia cambiato e non cercare di tornare alla persona che eravamo prima.
Significa riconoscere che le regole sono cambiate e imparare quelle nuove.
Un nuovo equilibrio non deve necessariamente assomigliare a quello vecchio. A volte, per ricominciare, bastano tre ciotole.



