Overshoot day, la festa che porta al disastro
- Mario Bove
- 4 ore fa
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Oggi è l’Earth Overshoot Day, il giorno del sovrasfruttamento delle risorse sulla Terra, una data simbolica che i ricercatori stimano quale limite di ciò che può offrire il pianeta ai suoi abitanti senza che vengano intaccate le risorse future. Non è un concetto complesso in sé, ma lo sono le sue implicazioni e, soprattutto, le azioni che bisogna mettere in campo per ritardarlo il più possibile. Se non sapete di cosa si tratti, leggete con attenzione questa storiella. Se, invece, già conoscete l’argomento e siete giustamente allarmati, posate la fetta di torta che state indebitamente mangiando e arrivate direttamente alla parte dedicata alle soluzioni. Sì, perché la situazione è grave e lo sarà sempre di più a meno che non proviamo a cambiare stili di vita.

Uno dei vostri figli è invitato alla festa di compleanno di un compagno di classe. Carlo, Marta o quello che preferite. I suoi genitori hanno preparato tutto calcolando una trentina di invitati o poco più. Gli addobbi, le lucine, piatti e bicchieri di plastica pronti per le bibite in frigo, pizzette, panini, rustici, patatine, la tovaglia colorata, i palloncini gonfi e svolazzanti, la baby dance che “allieta” i nervi del vicinato. C’è tutto. Anche la bellissima torta che aspetta di essere servita. Pian piano gli invitati iniziano ad arrivare, ognuno accompagnato da una macchina. Il luogo non è molto grande e non c’è posto per tutte le automobili. Alcuni dovranno parcheggiare più lontano. Altri, sfortunatamente, arriveranno decisamente più tardi a causa di un incidente.
La festa inizia, tutti sono contenti e affamati. Molto affamati. Iniziano a mangiare prima un pugno di patatine, poi le pizzette. I panini sono i primi a finire perché davvero buoni. La tavola è presto svuotata, complice l’arrivo della seconda ondata di ospiti. La torta finisce nonostante la festa sia ancora in corso e non siano ancora tutti arrivati. Come è stato possibile? Marco, Alberto, Giovanna, Ada, Rossella e altri hanno mangiato una fetta a testa così come previsto. Ma Antonio, Maria, Pasquale e Teresa hanno ingurgitato ben più della singola porzione, dando la priorità alla loro cupidigia e lasciando gli altri senza dolce.
Chi è riuscito ad arrivare in tempo ha potuto mangiare almeno una porzione e, man mano che entravano, gli altri amichetti potevano assaggiare sempre meno cose. A un certo punto, le piccole e voraci cavallette edonistiche iniziano a divorare anche le provviste riservate per i giorni successivi, prima che i proprietari di casa possano andare a fare la spesa. Anche la dispensa resterà presto sguarnita in modo desolante. La festa, per chi arriverà dopo, sarà molto triste. Dovranno accontentarsi della musica brutta e dei palloncini sgonfi.
Questo preambolo, scritto come un racconto per bambini, è funzionale ad una similitudine. La torta è il pianeta Terra con tutte le sue risorse limitate e disponibili per un anno. Gli invitati già presenti sono i suoi abitanti attuali. I bambini non ancora giunti sono i futuri esseri umani che avranno sempre maggiori difficoltà nello svolgere le usuali attività quotidiane, cioè godere della festa.
In un regime di consumi sostenibili, l’Earth Overshoot Day coinciderebbe con il 31 dicembre. Oltre, le attività iniziano a sottrarre quote di elementi per il prossimo anno prima che questi si rigenerino. Tornando un attimo alla festa, quel momento arriva quando il cibo è finito e iniziano i pianti disperati.
Questo giorno simbolico, ricalcolato di anno in anno per l’intero pianeta o per i singoli stati, si ottiene dal rapporto fra la produzione globale delle risorse (biocapacità annuale), e i livelli di consumo della popolazione mondiale (impronta ecologica) moltiplicato per 365. Risulta chiaro che continuare a sottrarre risorse dal pianeta prima che i processi naturali riescano a reintegrarle, significa porre una pesante ipoteca sul futuro e pregiudicare la qualità di vita dei prossimi decenni.
Per rimediare si può agire sul dividendo o sul divisore di questa frazione. Se il primo è l’ammontare di ciò che proviene dalla Natura attraverso i suoi cicli pluriennali, difficilmente potremmo accrescere questo elemento senza peggiorare la situazione, così come già accade, ad esempio, con l’agricoltura o gli allevamenti intensivi. Dobbiamo quindi concentrarci a limitare il divisore, cioè la pressione dei consumi umani. Perché, secondo quanto calcolato dagli scienziati, continuando di questo passo, entro il 2050, avremmo bisogno di quasi due pianeti come il nostro per sopravvivere.
Entrano in gioco il concetto di sostenibilità dello sviluppo e quello più radicale di decrescita. Lo sviluppo sostenibile, principio iscritto negli accordi della COP 21 di Parigi del 2015 e nell’Agenda 2030, propone un paradigma nuovo per lo sviluppo. Questo deve tener conto positivamente della terna economia-società-ambiente. Non può esistere uno sviluppo sostenibile se la produzione economica non promuova il benessere della società e il rispetto ambientale. Produzione di energia da fonti rinnovabili, incremento della mobilità pubblica e dolce, protezione degli ambienti terrestri e marini, affermazione dei diritti del lavoro, lotta alla fame e alla povertà, sviluppo dell’istruzione, riduzione delle disuguaglianze, garanzia e rafforzamento delle istituzioni, pace, sono alcuni dei 17 obiettivi che i 196 paesi firmatari si sono dati per raggiungere l’obiettivo di sostenibilità entro il 2030. Da una decina d’anni si sperimentano numerosi interventi in questi settori, spesso con evidenti successi. Ma il tempo è veramente poco e non tutti i governanti sembrano dare importanza a questa sfida. Anzi, a volte si ha l’impressione che vadano volutamente nella direzione opposta.
La strategia della decrescita dei consumi, incoraggiata da Serge Latouche e Maurizio Pallante con il rassicurante aggettivo “felice”, teorizza il taglio di ciò che è superfluo e che, fra inquinamento, sprechi e continui prelievi, sta seriamente mettendo a rischio la vita a livello globale. La crisi climatica è uno degli effetti, accanto alla disomogenea distribuzione delle risorse e ai rischi per l’instabilità politica globale che consegue. Interrogarsi sulle reali necessità per condurre una vita più che dignitosa senza che i nostri bisogni comportino l’aggressione agli ecosistemi è un modo per porre fine a questa continua bulimia che mangia il globo come fosse una mela della quale verrà lasciato a stento il torsolo alle future generazioni. E questo deve accadere prima che le nostre abitudini ci condannino a una decrescita drammatica e forzata. Perché prima o poi il giocattolo si romperà. L’overshoot day è proprio quel rumore stridulo che segnala una riparazione urgente.
E se siete invitati alla festa, andateci con un solo grande veicolo insieme ad altri amici, usate stoviglie lavabili, azzerate la plastica, lo spreco d’acqua e di energia. Regalate cose veramente utili, magari qualcosa che a voi ha donato tanti momenti felici, riusate il più possibile i vestiti, riparate gli oggetti, abituatevi alla riduzione dei rifiuti e al riciclo di quei pochi che produrrete. A volte il divertimento è nella ricerca dell’essenziale che ci fa apprezzare meglio quello che abbiamo già a disposizione.
