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Le proteste per il carovita, tante voci, nessun coro

4 minuti fa
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L’autunno caldo sta colpendo duramente l’Italia e, per una volta, non è solo una questione meteorologica. Ci sono due filoni principali di agitazione che stanno spaccando in due il paese. Studenti contro il caro affitti e in difesa del diritto allo studio in piazza al nord. Autotrasportatori e agricoltori bloccano le autostrade del sud spinti dai costi insostenibili dei carburanti. I prezzi dei beni di consumo salgono mentre i salari restano al palo. È la fotografia preoccupante di un paese che alla paura sta sostituendo la rabbia.

Immagine di una protesta in Spagna contro il carovita e per il iritto all'istruzione.
simenon, CC BY-SA 2.0 via Wikimedia Commons

Migliaia di studenti in piazza, con numerosi cortei, sit-in, scontri con le forze dell’ordine, scaffali vuoti nei supermercati e diversi distributori rimasti a secco. Queste le immagini che si rincorrono principalmente sui social e che l’informazione asservita al governo ha tentato di ridimensionare.


La radice di questa pianta dai rami fiammeggianti è un groviglio pieno di nodi. Il carovita si aggrava ogni giorno in seguito alle crisi internazionali. Le guerre in Ucraina e in Iran, ben lontane dalla risoluzione, hanno causato il rincaro di energia e carburanti con enormi difficoltà per chi usa diesel ogni giorno come camionisti e, conseguentemente, GDO. I venti di guerra soffiano sempre più forti e portano con sé tutto il pulviscolo poco chiaro di un’economia in regime di conflitto, spese militari e instabilità globale che mal si conciliano con le necessità quotidiane dei comuni cittadini. Una fetta sempre maggiore, infatti, mal digerisce l’incremento previsto per gli armamenti che solo una certa propaganda vede come necessario.


Altro aspetto cruciale, la costante crescita degli affitti e dei prezzi delle case, insostenibili per la maggioranza della popolazione, soprattutto per i giovani. A causarlo, un mercato drogato dalla speculazione dei fondi internazionali e dagli affitti brevi in particolare nelle grandi città, ma che fa sentire i suoi effetti anche nei centri medi di provincia. Tanti fattori, quindi, che concorrono ad aizzare la rabbia e un’inflazione che erode il potere d’acquisto degli stipendi, troppo spesso inadeguati a sostenere continui rialzi o scossoni.


Sono capitoli aperti in numerosi paesi europei. In Spagna la questione abitativa ha avviato la crisi del governo Sánchez e le proteste di milioni di cittadini, rimescolando le carte in vista delle prossime elezioni. Anche in Germania pesa il comparto abitativo, tant’è che la lotta agli affitti d’oro e alla speculazione immobiliare ha segnato l’inedito trionfo a Berlino di una sindaca di sinistra, Elil Eralp. La tempesta perfetta ha toccato anche l’Albania. Qui il risentimento nei confronti del governo Rama, accusato di corruzione e inerzia, monta sospinto dalla fascia più giovane del popolo, in piazza per affitti, diritto allo studio, costo della vita e qualità dei salari, proprio come nel bel paese.


Da un lato abbiamo l’orda delle destre che tenta di consolidarsi ulteriormente in numerosi governi europei nel 2027, giocando la solita carta della paura dei migranti. Dall’altro, i bisogni della gente comune che reagisce allo strapotere dei grossi potentati economici al vertice di distribuzione dei beni, energia, proprietà immobiliari e pesanti speculazioni finanziarie. Un disagio reso più acuto dai prezzi al rialzo.


Il governo italiano non fa eccezione e risponde alle proteste con l’ennesima stretta securitaria dei decreti sicurezza. Avendo promesso in campagna elettorale il taglio delle tasse, sventolando il vessillo delle accise sui carburanti, ha fallito miseramente le attese, mostrando tutti i suoi limiti al cospetto delle crisi internazionali e interne. Da nord a sud, si critica la mancanza di provvedimenti incisivi nel fronteggiare la perdita del potere d’acquisto e la sensazione dei cittadini di sentirsi indifesi dagli effetti di un’economia instabile e sbilanciata a favore dei più ricchi.


La protesta però, a dispetto della comune origine, non confluisce in un unico grido. Nonostante i tentativi avanzati in Puglia, dove gli studenti si sono mobilitati con imprese di trasporto e agricoltura, le voci restano distinte. La casa è un diritto messo in crisi per numerose categorie. Gli stessi figli degli autotrasportatori hanno difficoltà nel trovare casa, seguire corsi senza borse di studio, fare la spesa, frequentare le lezioni in edifici sicuri. La bolletta energetica pesa per tutte le categorie, lavorative e non. Eppure dall’ILVA di Taranto agli scontri di Milano, i cortei si muovono in ordine sparso cercando ognuno di far pressione sul governo per la propria vertenza. Sullo sfondo numerose sigle che, dal mondo sindacale al terzo settore, sono pronte agli scioperi nei prossimi giorni su questioni specifiche che, però, hanno origine nel generale rialzo dei costi e nella scarsa tutela che la politica fa sentire sui diritti fondamentali.


Se istruzione, produzione alimentare, trasporti, salari, sanità, tutte materie collegate fra loro, sono messe a rischio dalla situazione internazionale, trasformare l’insieme disarmonico di così tante voci in un coro restituirà al popolo il potere che i vertici economici e politici hanno umiliato?

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