La Storia si ripete: quando i burattinai urlano “antisemitismo” per coprire un genocidio.
- Ilenia D’Alessandro

- 19 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Israele ha appena deciso di vietare l’accesso alla Striscia di Gaza a 14 organizzazioni non governative internazionali, tra cui Save the Children e altre realtà umanitarie, con una procedura di registrazione definita “draconiana” dagli stessi operatori umanitari. Queste ONG dovranno ritirarsi entro 60 giorni, impedendo loro di portare assistenza medica, cibo e servizi essenziali a una popolazione che già soffre per la guerra, il blocco e la devastazione del territorio. Secondo l’ONU e altri gruppi umanitari, questa stretta arbitraria e politicizzata mette a rischio la già precaria assistenza a Gaza.
E cosa fa il mondo “civile” nel frattempo? Mentre Gaza muore di blocco, di fame, di freddo, di proiettili e bombe e di Genocidio, la narrativa globale si concentra su tutt’altro.
In Australia, dopo un attacco terroristico a Bondi Beach contro una comunità ebraica, il primo ministro Anthony Albanese annuncia un giro di vite contro “l’odio, la divisione e la radicalizzazione” con un’attenzione particolare a combattere l’antisemitismo.
Fermi tutti: chiunque condanni un attacco terroristico – che ha ucciso innocenti, bambini, genitori, famiglie – lo fa perché la violenza è odiosa, sempre e comunque. Ma l’equazione che molti politici e media costruiscono “sostieni la causa palestinese = sei antisemita = giustifichi il terrorismo” è solo una truffa ideologica, un’operazione di marketing suprematista.
E qui sta il punto: lo strumentalizzare l’antisemitismo come grimaldello per coprire o giustificare lo sterminio di Gaza non solo è moralmente perverso, ma fa esattamente il gioco del sionismo e della sua ideologia di supremazia e colonialismo, non della protezione delle vite ebraiche o di qualsiasi altra vita umana.
Il sionismo, in quanto ideologia politica basata sulla supremazia di una discendenza rispetto a un’altra nell’occupazione della terra, rivendicata come propria per diritto religioso, non escludendo e applicando lo sterminio sistematico delle persone che si oppongono a questa teoria, non si allontana tantissimo da ciò che viene definito “antisemitismo” al giorno d’oggi. Se è vero che il sionismo identifica lo Stato di Israele come nazione di tutte le persone ebree in quanto tali, lo stesso fanno le azioni antisemite, che promulgano l’odio delle persone ebree in quanto tali.
L’antisemitismo altro non fa che lo stesso gioco del sionismo.
Accomunare un attacco antisemita di questo tipo con le azioni a sostegno della causa palestinese, è una strumentalizzazione bella e buona: serve esattamente a legittimare chi vuol zittire ogni dissenso verso l’apartheid e il genocidio in Palestina.
Dare spazio a politiche repressive con l’etichetta di “contrastare l’antisemitismo”, mentre si volta lo sguardo lontano dalle centinaia di migliaia di civili e bambine e bambini tagliati fuori dall’assistenza umanitaria a causa dello stato sionista, non è tutela delle persone ebraiche, è speculazione politica. È porre un’ideologia di Stato (sionismo) al di sopra delle critiche, protetto dalla prevenzione di un sedicente antisemitismo identificato come antisionismo, usando la sofferenza di realtà totalmente distinte come scudo umano.
La lotta contro l’antisemitismo autentico, quella che riconosce la dignità di ogni persona, non è compatibile con la supremazia identitaria o con l’impunità di uno Stato criminale che controlla e procede con l’eliminazione di un intero popolo. E combattere il sionismo non è antisemitismo. È coerenza etica: si oppone al potere dispotico e discriminatorio ovunque si presenti, non importa sotto quale bandiera si celi.
Se davvero vogliamo un mondo dove nessuno sia vittima perseguitata per la sua origine, fede o etnia, dobbiamo innanzitutto smascherare l’uso politico della narrativa dell’odio per proteggere violazioni sistemiche dei diritti umani, distinguere tra critica a un progetto politico e suprematista e odio razziale, condannare fermamente tutte le forme di discriminazione senza usarle come pretesto per zittire chi difende i diritti umani fondamentali.
La posta in gioco è alta: se l’antisemitismo autentico diventa il marchio di fabbrica per silenziare chi denuncia crimini di guerra e genocidio, allora l’odio reale vince, avvolto nella bandiera di chi dice di combatterlo. E in questo modo, il processo di cancellazione della Palestina, può procedere indisturbato.

















