La memoria sofferente
- Mario Bove

- 2 giorni fa
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Chi è in malafede afferma che, se si sostengono le ragioni del popolo palestinese, si è antisemiti, addirittura negazionisti della Shoah. Grottescamente, chi si arrischia in questi ragionamenti è spesso stato vicino a chi l’antisemitismo l’ha cavalcato, l’ha espresso, ne è stato complice, gli “indulgenti” nei confronti della dittatura nazi-fascista che chiudono un occhio sulle leggi razziali e oggi giustificano l’abuso della forza militare di Israele nei territori palestinesi.
La memoria di quello che è stato l’Olocausto per molti è chiara, inequivocabile, terribile e coincide con ciò che viene in mente immaginando la realizzazione del male assoluto. Numeri, statistiche di corpi ammassati, persone deprivate di umanità prima ancora di essere uccise, deportate a forza dalle proprie case, dai luoghi dove erano nati e cresciuti, dove andavano a scuola, a lavoro, a fare la spesa. Bambini e anziani uccisi, uomini e donne separati, ridotti alla fame più estrema nel gelo dei lager europei, umiliazioni lì dove un qualche barlume di dignità poteva ancora resistere, brutalità, riduzione al rango di oggetti animati e nulla più.
Lo sterminio di ebrei, rom, sinti, omosessuali, disabili, dissidenti e oppositori politici ha mostrato il volto più disumano della sedicente umanità. La scienza della morte da allora ha proiettato lunghe ombre sull’intelletto della “creatura più intelligente”, un fosco passato dal quale pensavamo, speravamo o ci illudevamo di esserci affrancati. Ma, come ricordava Primo Levi “è avvenuto, quindi può accadere di nuovo”, l’odio più abissale è riemerso più volte da allora, solo più lontano, con forme e volti diversi.
Oggi è apparso in Palestina sotto un bombardamento spropositato contro una popolazione inerme per colpire il braccio armato dei terroristi di Hamas, case e ospedali distrutti insieme al diritto internazionale umanitario. Si riperpetuano l’orrore con la fame, la sete, il freddo e le intemperie a cui sono lasciati gli sfollati ammassati nell’unico campo di concentramento in cui è stata pian piano trasformata la striscia di Gaza. Mancano le camere a gas e i forni crematori, non si adopera la fredda contabilità dei morti, i folli ritmi di “produzione” e smaltimento di cadaveri, ma sono rimasti l’odio e la vendetta.
E l’odio marcia terribile anche con le squadracce dell’ICE negli USA, portando terrore e violenza contro chi ha connotati diversi dall’americano “bianco”, rendendosi responsabile di due omicidi di altrettanti cittadini statunitensi.
A pochi giorni dalla giornata della memoria, mentre gli sfollati palestinesi sono nel fango, il “board of peace” contratta la cinica ricostruzione di una riviera residenziale per ricchi, nel quale difficilmente troverà spazio chi prima affollava le strade di Gaza City. Alla reazione spropositata di Israele si è aggiunta la fame di un capitalismo fuori da ogni regola civile che, come una creatura saprofaga, si sta nutrendo della carcassa di un territorio raso al suolo.
Nonostante le faziose semplificazioni, difendere i diritti violati dei Palestinesi non significa affatto negare l’altro diritto di Israele ad esistere e difendersi, né dimenticare il genocidio degli ebrei ingegnerizzato dai nazisti quasi un secolo fa. Al contrario, la giornata della memoria dell’Olocausto continua ad essere il culmine di una serie di riflessioni sul Male, sull’odio razziale, sul disprezzo che alcuni individui hanno adoperato contro degli esseri umani, ebrei e non. Se un senso può essere trovato a questa immane tragedia (e un senso bisogna trarlo per non lasciarla lettera morta) è esattamente quello espresso dalle lapidarie parole “Mai più, per nessuno”. Nessuno.
Ma fra le passeggiate con il cappio di Ben Gvir o le minacce di Netanyahu su ulteriori ritorsioni e di non arretramento dai territori devastati di Gaza, nonostante le decine di migliaia di morti civili, dopo la corsa degli affaristi ad appaltare le zone costiere per la ricostruzione, la giornata della memoria dell’Olocausto stride parecchio, è una memoria sofferente. A cosa serve ricordare i lutti, i dolori, lo strappo di un popolo con il suo dio, morto insieme a sei milioni di persone nei campi di sterminio, se oggi si propone questa ferocia? È questo il miglior modo per onorare le vite estinte ad Auschwitz-Birkenau, Treblinka o Sobibor?






