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La Chiesa che difende il pacifismo e la giustizia sociale

Il vicepresidente degli Stati Uniti che invita il Papa a stare attento a parlare di teologia di primo acchito può sembra grottesco e anche comico per certi versi, ma nasconde un processo di lungo corso ben più profondo che indica il rapporto tra la politica e la Chiesa.


Vance osserva un crocifisso e le foto delle vittime di una strage.

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Vice_President_Vance_and_SLOTUS_visited_Annunciation_Catholic_Church_to_pay_their_respects_to_the_victims_of_last_week%E2%80%99s_tragic_shooting_(3_of_4).jpg
U.S. Government, Public domain, via Wikimedia Commons

Comincio con le considerazioni più semplici. Chiaramente Vance ha parlato ben sapendo dell’adesione di Leone XIV alle dottrine di Agostino. Senza entrare nei dettagli, secondo il pensiero di Agostino è possibile pensare a una guerra giusta e tale pensiero è stato ribadito successivamente anche da Tommaso d’Aquino. Non per niente non mi risulta un grande movimento di opposizione alle Crociate nel mondo cristiano di allora.


Pur tuttavia, sono passati anche quasi mille anni dalla Prima Crociata e dopo il Medioevo abbiamo visto i conflitti religiosi spostarsi nel cuore dell’Europa in età moderna. Ma l’Illuminismo ha portato la secolarizzazione e la marginalità del potere temporale e in parte anche culturale della chiesa. Il contesto è cambiato e tutti i Papi, a qualsiasi ordine religioso interno al cristianesimo appartenessero, da un secolo a questa parte hanno condannato guerre e qualsiasi giustificazione dell’uso della violenza. Lo abbiamo visto con “l’inutile strage” di Benedetto XV riferito alla Prima guerra mondiale. Poi una certa condiscendenza di Pio XII ai regimi fascista e nazista che non ha portato però alla sua approvazione dei motivi della Seconda guerra mondiale. Infine, la denuncia di tutti i Papi recenti per tutti gli interventi armati, anche quelli dipinti come guerre giuste.


Quindi la prima conclusione che si potrebbe trarre per rispondere a Vance è che quanto scrivono i teologi dovrebbe essere contestualizzato nel periodo storico in cui sono state prese tali posizioni sulla guerra. Contesto molto cambiato nel ventesimo secolo con conflitti che hanno portato milioni di morti, molto più coinvolgimento della popolazione civile e, non ultimo, l’estremo potere distruttivo delle armi moderne.


Ma quanto afferma Vance, secondo me, va valutato in un’ottica diversa in cui si sono quasi ribaltati i rapporti tra potere politico e autorità religiosa. Se fino a qualche decennio fa le critiche al potere religioso arrivavano più che altro dai sostenitori del laicismo, ora, paradossalmente, arrivano da destra, dai conservatori, dai neoliberisti e dai bellicisti di ogni schieramento. Solo che normalmente fino ad ora non erano così esplicite, tuttalpiù si ignoravano le prese di posizione della Chiesa avverse al militarismo e alla guerra.


Insomma, alcuni decenni fa chi criticava la Chiesa, lo faceva per difendere la laicità dello stato, per sostenere alcune conquiste in temi di diritti civili come il divorzio o l’aborto, che la Chiesa non ha mai riconosciuto. Qualche volta la critica alla Chiesa poteva spingersi alla sua reticenza a schierarsi autenticamente dalla parte dei più deboli. Dopotutto la posizione della massima autorità religiosa cristiana sui temi economici è stata quasi sempre a sostegno dello status quo. Tanto per i poveri si poteva pur sempre promettere il paradiso.


I rapporti tra politica e Chiesa sono più o meno andati così per decenni, facendo la tara delle generalizzazioni naturalmente, fino all’evento delle Torri Gemelle a New York l’11 settembre 2001. Da quel giorno la politica, non solo di matrice conservatrice, ma prevalentemente quella, ha cominciato a parlare di scontro di civiltà, dove il nemico presunto era l’estremismo islamico, ma ci voleva poco a considerare tutto l’islam come ostile. Negli anni successivi, al nemico islamico se ne sono aggiunti altri, in un mondo che non accetta più volentieri l’egemonia degli Stati Uniti e dell’Occidente. Giustificare questa egemonia come una lotta per la difesa dei valori è diventata una necessità, non essendo sufficiente convincere le masse con motivazioni meramente economiche. Aggiungici pura la minaccia dell’immigrazione scambiata per invasione e il gioco è fatto.


Tuttavia, a questo cambio di paradigma politico che è avvenuto con l’inizio del ventunesimo secolo, ma con le sue radici nella caduta del comunismo nell’est europeo che ha rappresentato il nemico da battere per circa settant’anni, è mancato il sostegno dell’autorità della chiesa. La Chiesa non ha mai preso apertamente posizione e sostenuto questa retorica dello scontro di civiltà, non ha mai appoggiato gli interventi militari giustificati talvolta da intenti umanitari o da esportazione della democrazia (a suon di bombe). Addirittura ha cominciato anche a criticare, soprattutto Papa Francesco, gli estremi a cui ci sta portando l’interpretazione più radicale del neoliberismo, dove chi rimane indietro viene colpevolizzato. Il fatto che sia proprio la Chiesa a criticare il sistema economico basato sul libero mercato, ha creato qualche imbarazzo nei politici conservatori.


Bisognerebbe aggiungere che raramente si sono viste prese di posizione nette contro il Papa o la chiesa, persino quando Papa Francesco ha criticato la NATO che è andata ad abbaiare ai confini della Russia. La strategia dei politici è stata quasi sempre di ignorare le prese di posizione ufficiali dell’autorità religiosa, consapevoli (o nella speranza non dichiarata) della scarsa influenza che queste potevano avere sull’evoluzione delle dinamiche geopolitiche.


Ora, invece, vediamo esponenti dell’amministrazione americana criticare apertamente il Papa. Prima direttamente il Presidente Trump, forse deluso da ricevere critiche da un Papa americano. Poi dal vice Vance, con il suo intervento così sguaiato quasi quanto quello del suo comandante in capo. Ma non dobbiamo sottovalutare queste critiche, perché sono solo l’esplicitazione di posizioni che sono state finora sotto traccia. Il pregio, se vogliamo assegnargliene uno, di questa amministrazione americana è che sta togliendo ogni velo di ipocrisia alla sua azione politica.


Anche se la Chiesa ha mantenuta ferma la sua posizione sui diritti civili, rimanendo conservatrice con piccole concessioni, non va sottovalutata la sua posizione sui grandi temi economici e politici, sulla redistribuzione della ricchezza e sul pacifismo. I politici che si considerano progressisti dovrebbero tenerne conto maggiormente.

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