La voce del Sinodo: “la Chiesa si apra agli LGBTQ+ e ai divorziati”.
- Carolina Pannullo

- 11 nov
- Tempo di lettura: 2 min
Il 25 ottobre scorso, dopo un lungo cammino tortuoso, il Sinodo ha approvato, a larga maggioranza, il documento Lievito di pace e di speranza che si preannuncia a dir poco rivoluzionario, toccando temi da sempre ritenuti scottanti e oramai prioritari. L’assemblea sinodale ha infatti deciso di aprire le porte alla comunità LGBTQ+ e ai divorziati risposati. In sostanza la Chiesa ha sottolineato l’urgenza di mostrare accoglienza nei confronti delle persone omoaffettive e transgender, anche in considerazione di un atteggiamento ostile e a tratti discriminatorio, che troppo spesso proviene anche da ambienti ecclesiali, che non può più essere tollerato. La linea tracciata è “accompagnare e sostenere tutti, anche le persone omoaffettive”, proprio sulla linea e sulla posizione ribadita da papa Francesco. La Chiesa è madre di tutti, senza nessuna distinzione e le scelte fatte non devono tradire il Vangelo. D’altronde il Sinodo è espressione di una comunità di fedeli che ha avvertito il disagio sociale, le istanze sempre più forti che provengono da chi si sente messo all’angolo. La Chiesa non può rimanere indifferente, deve offrire il suo sostegno senza però negare la sua Verità. A tal proposito, il documento chiede ai Vescovi di sostenere con la preghiera le giornate che vengono promosse dalla società civile per il contrasto e la prevenzione di quegli atti discriminatori che offendono la dignità della persona (Giornate contro la violenza e discriminazione di genere, la pedofilia, il bullismo, il femminicidio, l’omofobia e transfobia, etc).

Importante è il segnale anche verso i divorziati risposati, a cui Bergoglio aveva già dedicato un documento in cui aveva sottolineato l’urgenza di considerare la loro condizione, che spesso li portava all’isolamento. La necessità è di aprirsi anche a queste situazioni, sempre più numerose, per realizzare percorsi di accompagnamento e vicinanza per chi lo desidera.
Infine il documento affronta la questione sul ministero del diaconato femminile. Il dibattito sulla possibilità di aprire il diaconato anche alle donne, è tutt’altro che chiuso. Le istanze pervenute, infatti, invitano a una riflessione più approfondita, ovvero promuovere progetti di ricerca presso le facoltà teologiche per un’analisi storica e comprenderne la fattibilità.
Insomma, le questioni aperte sono tante e tutte particolarmente sentite dalla società civile che preme per un impegno più concreto della Chiesa, che non può più ignorare la voce che proviene dai più deboli, che rischiano di rimanere indietro o addirittura ignorati. Alla luce del Vangelo, è pertanto opportuno fermarsi, affinché con le giuste riflessioni la Chiesa riesca ad accompagnare tutti verso la salvezza, senza esclusioni.
A questo punto, il documento passa al vaglio dei Vescovi i quali, prossimamente ad Assisi, dovranno prendere atto delle istanze pervenute e tracciare gli orientamenti futuri della Chiesa, stabilendo le priorità da affrontare e risolvere.





