L'ombra del nazifascismo torna a colpire i più fragili della società
- Davide Inneguale

- 18 ore fa
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Tredici minorenni residenti nel Senese. Un fucile a doppia canna, cartucce calibro 9, materiale pedopornografico e chat piene di simbologia nazifascista. L'indagine della DIGOS di Siena, denominata "Format 18" e coordinata dalla Procura minorile di Firenze, era partita nel luglio 2025 dal ritrovamento di un'arma nell'abitazione di due giovani. Quello che è emerso dopo mesi di accertamenti sugli strumenti informatici sequestrati è uno spaccato inquietante: un gruppo coeso, con figure di riferimento interne, che normalizzava propaganda razziale e apologia del nazismo come se fosse intrattenimento ordinario. Non è un caso isolato. È un capitolo di una storia più lunga.
Il 9 maggio scorso, a Taranto, Bakari Sako: 35 anni, bracciante maliano, stava andando a prendere il treno per i campi, è stato aggredito e ucciso a coltellate nel centro storico. Tra i sei fermati, quattro erano minorenni tra i 15 e i 17 anni. Secondo la procura, il gruppo girava per la città alla ricerca di qualcuno di "vulnerabile" da colpire. Un anno prima, sempre a Taranto, sette minorenni tra i 14 e i 17 anni erano stati collocati in comunità per aver accerchiato un bracciante straniero al rione Tamburi, trasformandolo in un bersaglio umano a suon di pietre.
A Modena, il 16 maggio, un uomo ha lanciato la sua auto sulla folla in centro. A fermarlo sono stati quattro stranieri e un italiano: una lezione di comunità che la politica ha scelto di ignorare, preferendo la narrazione della paura.
Il quadro d'insieme non lascia spazio all'ambiguità. Secondo il rapporto Censis 2024, i crimini d'odio in Italia sono più che raddoppiati dal 2015 al 2022: da 555 a 1.393. Quelli a sfondo razzista sono quasi triplicati, passando da 369 a 1.105.
Ciò che accomuna Siena, Taranto e l'intera traiettoria degli ultimi mesi è la giovane età dei protagonisti. Ragazzi che non hanno vissuto il fascismo nei libri di storia, ma lo hanno trovato, e abbracciato, nelle chat. Secondo la DIGOS, il contesto digitale ha contribuito alla normalizzazione di messaggi d'odio e contenuti illegali, con figure più influenti capaci di orientare discussioni e comportamenti dell'intero gruppo.
Come ha detto una volontaria di Mediterranea a Taranto: "Il problema è anche il linguaggio pubblico e politico che continua a disumanizzare le persone migranti." Le denunce della magistratura arrivano puntuali. Ma finché restano casi di cronaca senza risposta culturale e politica, sono solo l'ultimo capitolo di un racconto che si ripropone.




