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Questioni di prospettiva

Mi capita sempre più di frequente di avere, con talune colleghe, scontri surreali: di prendere le parti dei ragazzi, per amor di giustizia. 

Ibrahim Husain Meraj, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Ibrahim Husain Meraj, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Agli adolescenti gli adulti chiedono molto, secondo me: per cinque o sei ore al giorno devono stare fermi in un banco e concentrati, eventuali moti di stizza o insofferenza o rabbia o frustrazione vengono severamente puniti (a scuola e, se tutto va come dovrebbe, pure a casa). A casa, toccano loro lunghe ore di compiti, li vogliamo sempre seduti e studiosi; se fanno fatica, li sottoponiamo a interminabili ripetizioni e reprimende. Poi arriva la pratica sportiva, che, per lo più, non è svago e divertimento, ma agonismo e performance. La libera interazione tra pari è disincentivata, perché le nostre paure di adulti pongono i ragazzi sotto il nostro costante controllo. Se a scuola scherzano o giocano tra loro in modo un po’ fisico, interveniamo per guidarli all’autocontrollo.

 

Molti di loro non ci stanno dentro, ma non vogliono deludere le aspettative degli adulti, perciò capita spesso di dover gestire adolescenti con disturbi ansiosi, difficoltà sociali, che mettono in atto pratiche autolesionistiche. Qualcuno si ribella ancora.

 

Alcune mamme si siedono davanti a noi ai colloqui e piangono, chiedono consigli. Noi stessi docenti, nelle vesti di genitori, spesso non abbiamo idea di come trattare con i figli.

 

Personalmente, non tollero più la tiritera di chi dice che è stata dura anche per noi, che un tempo i giovani erano più responsabili, volenterosi, rispettosi… di chi liquida il disagio giovanile addossando tutte le responsabilità all’uso esasperato della tecnologia e in particolare dei social.

 

Attenzione, non sono una buonista, ho sempre chiesto a figli e studenti responsabilità, rispetto, e competenza, ma parlo molto con loro e credo di aver capito alcune cose, che proverò a spiegare.

 

  • In un mondo accelerato, dove la tecnologia la fa da padrona, la Scuola (che - parliamoci chiaro - non è poi cambiata molto dai tempi di De Amicis), appare loro inutile, vecchia. In tal senso, anche l’elevata età media dei professori non aiuta.

 

  • Nella vita reale, vedono che ci si afferma per raccomandazione o privilegio sociale, perché si ha la spigliatezza di aprire seguitissimi canali social, perché si è belli o aggressivi; il lavoro scarseggia, soprattutto quello qualificato. Ultimamente, ci si è messa pure la politica mondiale: vince chi, in barba a leggi e trattati, si prende ciò che vuole con la forza, mentre la Comunità Internazionale tace o è complice. Loro, invece, sono chiamati a rispettare le regole e a lavorare duramente per un “6”.

 

  • I valori che, pateticamente, insegniamo a scuola o in famiglia sempre più sono disattesi dagli adulti. In questo mondo impazzito, manca persino il senso del pudore. Qualche esempio. In campagna elettorale, la nostra Presidente del Consiglio mente spudoratamente in diretta tv, dicendo che la vittoria del sì al Referendum servirà a tenere in carcere gli stupratori e farà sì che i figli non vengano strappati alle madri… viene da chiedersi se conosca il quesito referendario… (ma poi, di quali figli e di quali madri parla?); il Presidente degli USA ci racconta di essere un uomo di pace, mentre ci trascina in guerra; i patti su Gaza sono continuamente violati. Di Israele non voglio neppure parlare. I ragazzi, invece, devono essere ligi, risolvere i problemi a parole e saper mediare. Se falsificano la firma di un genitore per saltare una verifica o se provano a copiare, si scatena su di loro l’ira dei Grandi.

 

  • Infine, c’è la minaccia atomica, c’è una sovraesposizione alla disperazione. Io a volte spengo il televisore quando mio figlio quattordicenne mi raggiunge in cucina, perché le emozioni, a quell’età, sono tremendamente intense. Bimbi affamati, madri che cercano tra le macerie i corpicini dei loro piccoli, nuvole di polvere dove prima era la vita… Una mia studentessa era a Dubai quando Usa e Israele hanno cominciato a bombardare l’Iran: ha sentito le sirene e visto cadere le bombe. La mia generazione non ha mai vissuto nulla di simile.

 

I ragazzi sono persone in crescita, non pienamente sviluppate dal punto di vista fisico, in preda agli ormoni. Siamo noi i Grandi, il nostro esempio dovrebbe guidarli, invece li disorientiamo chiedendo loro di essere come noi non siamo capaci, li riempiamo delle nostre paure e delle nostre ambizioni.


Le ultime generazioni non ci disubbidiscono, la ribellione non è nelle loro corde, ma rischiano di implodere. Dobbiamo aver cura di loro.

 

Proviamo almeno a guardare le cose dal loro punto di vista, noi che siamo cresciuti in un tempo diverso, in cui gli adulti e il mondo offrivano sogni e prospettive.

 

Quando avevo l’età di mio figlio, finiva la Guerra Fredda. Si respirava fiducia nella possibilità che i popoli potessero convivere in un clima di pace e di rispetto reciproco, secondo regole che tutti sarebbero stati chiamati a seguire. C’era la concreta speranza che, con un po’ di impegno, avremmo potuto realizzarci professionalmente. Avevamo amici e tanto tempo libero e noioso a nostra disposizione per crescere. Potevamo persino saltare la scuola o prendere un brutto voto senza che i genitori lo sapessero e, ovviamente, assumercene la piena responsabilità.

 

Ai miei tempi… i ragazzi… stavano meglio di oggi, non perché non c’erano i cellulari, ma perché il mondo intorno a loro era diverso.

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