Io sono con te. La ragazza palestinese che sfidò il patriarcato
- Marco Antonio D'Aiutolo

- 26 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
È sincera e cruda, priva di romanticismo e sacralità, la scena della natività che Guido Chiesa affresca nel suo film del 2010 Io sono con te dedicato alla vita di Maria.

La rivendicazione di un'identità e di un carattere
Al centro della scena non troviamo l'iconografia classica a cui siamo abituati: interpretata da Nadia Khlifi (probabilmente tunisina), la ragazza di Nazareth, voluta dal regista italiano, rivendica la sua identità palestinese, distanti dai canoni estetici di stampo "ariano" spesso imposti dalla cultura occidentale e restituendo al pubblico un volto e un’appartenenza più aderenti alla realtà storica e geografica del tempo.
Tuttavia, la vera rottura con la tradizione non è solo visiva, ma profondamente caratteriale. La giovane ragazza palestinese sovverte l’archetipo della figura passiva, remissiva e silenziosamente sottomessa che ha lungamente dominato le narrazioni religiose. Invece di limitarsi a un’obbedienza rassegnata, lei decide consapevolmente di non stare al «suo posto» all’interno di una società sessista e patriarcale. Attraverso una gestualità fatta di fermezza e autentica genuinità, Maria sfida apertamente i rituali e le leggi del suo tempo trasformando la sua mitezza in una forma rivoluzionaria di autodeterminazione e coraggio.
Una sovversione dei rituali e del sangue
In una stalla di Betlemme, Maria partorisce da sola e, contravvenendo immediatamente alle ritualità del "popolo eletto", accoglie e allatta il figlio senza attendere i tempi della purificazione religiosa. Anche la scelta del nome del bambino diventa un atto di ribellione: Maria decide in totale autonomia, ignorando le consuetudini patriarcali che avrebbero imposto un nome legato alla stirpe del padre e si oppone con fermezza a pratiche che considera crudeli, come i sacrifici nel Tempio e la circoncisione.
In un mondo dominato da figure maschili — che si tratti di re, soldati, pescatori o rivoltosi — tutte accomunate dalla logica del versamento di sangue e della violenza, Maria rompe lo schema. Con una gentilezza che non sacrifica la fermezza, riesce persino a vincere le resistenze di Giuseppe, coinvolgendolo nel suo percorso di autonomia.
La pedagogia della libertà e l'episodio del pozzo
Il cuore pulsante dell'opera risiede nella capacità educativa di Maria, fondata su una relazione di profondo rispetto e riconoscimento reciproco con il figlio. Questo aspetto emerge con forza durante l’incontro con alcuni sapienti greci giunti in Giudea alla ricerca del Messia. Dopo aver sottoposto i bambini del villaggio a esami "psico-attitudinali" senza successo, i sapienti assistono a una scena che inizialmente li scandalizza: il figlio di Maria cammina indisturbato sul bordo di un pozzo mentre la madre, impegnata a zappare poco distante, sembra non curarsene.
I sapienti, agendo da tipici "mansplainer", rimproverano la donna per la sua apparente negligenza. Tuttavia, osservando il bambino ripetere il gesto con naturale sicurezza, giungono a una conclusione rivelatrice: il vero prodigio non è un potere soprannaturale, ma la "sana libertà" concessa dalla madre. Impedire al figlio di avvicinarsi al pericolo avrebbe compromesso la sua fiducia in se stesso; lasciandolo libero, Maria ne ha favorito la crescita interiore.
«Forse - osserva uno dei sapienti - oggi abbiamo appreso qualcosa di importante sulla natura dell’uomo e le leggi che la governano. Noi stiamo cercando un bambino, il soccorritore divino. Ce lo immaginiamo dotato di poteri soprannaturali. E se fosse invece un bambino qualunque e se fosse invece il modo in cui sta crescendo a renderlo speciale, un giorno? Se quella madre avesse impedito al figlio di avvicinarsi al pozzo o avesse limitato in qualche modo la sua libertà, la sua sana libertà, avrebbe compromesso la sua fiducia in se stesso. Al contrario, lasciandolo libero, l’ha favorita. Allora, potrebbe essere questo il prodigio: una madre che crede fino in fondo nel suo bambino. Tutti e due che agiscono secondo le leggi che Dio ha inscritto in noi. Quella ragazza, l’avete vista? È una meraviglia con il suo bambino. Porta in sé una tale saggezza! Miei cari amici, al confronto, tutto il nostro sapere non vale niente, o quasi. Lasciamo fare a lei. Se insistiamo, rischiamo di rovinare tutto.»
Il miracolo dell'umano
Nessun miracolo! Il vero "prodigio" risiede nel coraggio di una ragazza che sfida un mondo costruito dai maschi per intrecciare rapporti basati sulla fiducia e sull’autodeterminazione. La saggezza di Maria, che agisce secondo leggi naturali iscritte nell'essere umano, finisce per oscurare l'intero sapere dei sapienti, dimostrando che la vera rivoluzione parte dal modo in cui si sceglie di crescere e riconoscere l'altro.





