Imagine all the people...
- Linda Bonucci

- 18 nov
- Tempo di lettura: 4 min
A scuola, in quarta superiore, il programma di Storia prevede che si ragioni su diverse tipologie di stato: da quello assoluto dei grandi monarchi del Sei/Settecento a quello liberale, a quello democratico. Si parla anche dello stato sognato dai socialisti, cosa che, per le ultime generazioni, rasenta la blasfemia: nella mia esperienza, il pensiero di Marx risulta per i ragazzi molto astratto, a tal punto che faticano a distinguere le istanze di cui si faceva portavoce dagli esiti della rivoluzione russa nella dittatura stalinista.
Si comincia a delineare il pensiero politico moderno, a prendere consapevolezza dei valori e delle priorità dei diversi orientamenti. Per me è stupefacente riscontrare, ogni anno, una fondamentale attrazione per pensatori come Malthus o Ricardo. Curiosamente, i giovani vedono nello stato liberale l’apoteosi della meritocrazia: se si riesce ad avere accesso al denaro, si merita di vivere, altrimenti ci si deve dare da fare o è giusto che si soccomba.
Il programma di Storia, tra la quarta e la quinta superiore, inquadra bene il pensiero di Destra e il pensiero di Sinistra, a livello di valori di riferimento, come di gruppi sociali i cui interessi Destra e Sinistra rappresentano. Dal mio punto di vista, questa riflessione dovrebbe aiutare i ragazzi a essere elettori consapevoli, maturando una chiara idea della collocazione di massima dei diversi partiti.
Eppure, le loro opinioni sono spesso contraddittorie. Molti di loro, peraltro persone inclusive e tolleranti, sono attratti da personaggi di Destra, razzisti, omofobi e/o sessisti, che perseguono in modo evidente gli interessi di gruppi privilegiati, se non sfacciatamente i propri. Mi turba la difesa della furbizia di chi usa la cosa pubblica per il proprio tornaconto… come se tutto fosse giustificabile in nome del denaro. In particolare, mi sembra che i miei ragazzi abbiano introiettato questo della propaganda delle Destre: se lo Stato è in crisi finanziaria, la responsabilità è dei poveri e degli stranieri, poiché implicano costi di sostentamento a carico della collettività, mentre gli evasori vanno assolti perché creano occupazione (secondo la narrazione dell’imprenditore-filantropo), lo Stato non deve essere assistenzialista, perché, altrimenti, la gente non si dà da fare: anche il salario minimo è una forzatura, perché è necessario fare un po’ di gavetta e, del resto, i datori di lavoro premiano le persone meritevoli. Per lo più, però, gli stessi ragazzi non mettono in dubbio il valore della scuola e della sanità pubbliche.
Mi viene in mente Freud, che così scriveva più di un secolo fa:
I sentimenti della massa sono sempre semplicissimi e molto esagerati. La massa non conosce quindi né dubbi né incertezze. Corre subito agli estremi, il sospetto sfiorato si trasforma subito in evidenza inoppugnabile, un’antipatia incipiente in odio feroce (…) Pur essendo incline a tutti gli estremi, la massa può venire eccitata solo da stimoli eccessivi. Chi desidera agire su essa, non ha bisogno di coerenza logica fra i propri argomenti; deve dipingere nei colori più violenti, esagerare e ripetere sempre la stessa cosa. (Freud, Psicologia delle masse e analisi dell’io, 1921).
Pezzo straordinario, che si attaglia perfettamente a certi politici di oggi. Penso che qui ci sia la risposta al perché tanta gente, anche istruita, voti a Destra: poche idee violente, prive di spessore - e quindi facili da capire - ripetute come un mantra. Il pensiero complesso, al contrario, annoia, disperde l’attenzione.
Attenzione: la politica urlata per mezzo di slogan, nutrita di populismo, non è appannaggio delle Destre, ma oggi è a una preoccupante affermazione di queste che stiamo assistendo, un po’ ovunque nel mondo.
Il termine politica, etimologicamente, designa ciò che appartiene alla dimensione della vita comune, dunque allo Stato (πόλις) e al cittadino (πολίτης). Centro e insieme oggetto della p. è la πόλις, la vita nella città e della città (Enciclopedia Treccani). La Politica, dunque, sottende un sogno, prefigura un modello verso cui tendere, una città ideale. Bisognerebbe votare i partiti che più ci avvicinano al nostro sogno.
Ebbene, quello che le Destre, oggi, spalleggiandosi a livello mondiale, vanno realizzando, più che un sogno, a me sembra un incubo claustrofobico. Quali valori sono espressi nella corsa agli armamenti, nel permettere, se non agevolare o giustificare, il genocidio dei Palestinesi, nel misconoscere, di fatto, la salute come diritto di tutti? Cosa può nascere di buono da siffatte politiche, così come dalla deportazione, talora in manette, di migranti, senza altra colpa che quella di essere clandestini, considerati una minaccia per la nazione? Può mai essere, la città ideale, un luogo in cui i nostri figli vivano tra nemici, armati fino ai denti? In cui debbano nascondersi, se omosessuali? Io vedo in questo solo odio, paura, volontà di controllo, difesa del privilegio. Il mio cruccio è che, in questo incubo, potrei veder trascinati anche i miei ragazzi, anche se il mio progetto, per loro, è diverso: la mia disperazione è la mia impotenza.






