Il Parlamento approva la separazione delle carriere. È un passo concreto per una “giustizia più giusta”?
- Daniela Loffredo

- 1 nov
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Separazione delle carriere dei magistrati: giudici e pubblici ministeri avranno percorsi distinti, riorganizzazione del CSM e concorsi separati. Obiettivo: maggiore terzietà e imparzialità del giudice (art. 111 Cost). Il Senato ha dato il via libera finale con 112 voti a favore.

L'approvazione è avvenuta con la quarta lettura, completando l'iter previsto dall'Art. 138 Cost., ma non avendo raggiunto la maggioranza dei due terzi, la riforma è soggetta a referendum confermativo, presumibilmente in primavera 2026. Lo scontro tra maggioranza e opposizioni si sposta alle urne.
Ma è davvero un passo per un cambiamento reale nel sistema giudiziario? Porterà a dei processi più rapidi e una giustizia più certa o è meramente simbolico?
La riforma Cartabia pone severi limiti al passaggio da un ruolo all’altro e dati mostrano come la percentuale degli stessi sia meno dell’1%.
La Maggioranza (Meloni) sostiene che sia una "occasione storica" per una "giustizia più giusta" e un processo equo. Il SÌ è per chi crede nel miglioramento del sistema. L'obiettivo è rafforzare l'imparzialità dei giudici separando il ruolo di chi accusa da chi giudica, eliminando il "correntismo".
Le Opposizioni (Schlein) e l'ANM (magistrati) paventano il rischio di indebolire l'indipendenza della Magistratura dal potere politico. L'accusa è che la riforma serva alla Premier per avere "mani libere" e alterare gli equilibri costituzionali. Si teme l'esposizione al Governo e un CSM indebolito con l’Alta Corte disciplinare come "tribunale speciale".





