Il Paradiso segreto di Salerno
In uno spazio di poco più di trenta metri quadrati è conservato un tesoro di arte quasi del tutto sconosciuto. Si tratta della Cappella del Tesoro nella Cattedrale di Salerno, voluta dall’arcivescovo Seripando e realizzata dopo il Concilio di Trento dall’arcivescovo beneventano Gaspare Cervantes de Gaete (1564 -1568). Vi sono raccolti pregevoli reliquiari che testimoniano il rinnovato e vivo culto delle reliquie verso i santi e i martiri e lo scopo della loro esposizione in uno spazio apposito, vicino alla sacrestia della cattedrale serviva perfettamente alla devozione dei fedeli.

Con l’arcivescovo Marsilio Colonna, rimasto in carica fino al 1589, il numero delle reliquie esposte e conservate crebbe in modo notevole. Egli fece redigere un inventario nel quale compariva addirittura una reliquia della Vergine Maria! La Cappella del Tesoro e la cripta della cattedrale, che conservava le reliquie dell’apostolo ed evangelista Matteo e quelle dei santi martiri Caio, Antes e Fortunato, divennero il posto più intimo e riservato della costruzione sacra. La Cappella delle Reliquie era già attiva nel 1575. In tale anno, durante la sacra visita, il Card. Colonna vi celebrò ben due messe. Lo spazio architettonico del locale oggi si presenta nella sua veste settecentesca i cui lavori sono testimoniati da un manoscritto che li documenta e furono eseguiti fra il 1729 e il 1736.
La volta della Cappella delle Reliquie è dipinta ad affresco e viene appellata con il nome di “Paradiso Salernitano”. In essa, insieme al Cristo in Gloria, a Dio Padre e la raggiante figura della Colomba dello Spirito Santo, che illumina la dorata volta del Paradiso, compaiono i santi martiri Caio, Fortunato e Antes, l’apostolo San Matteo, come pure papa Gregorio VII, San Tommaso d’Aquino, Santa Caterina, Sant’Agata e altri santi legati a Salerno. L’autore della volta è il pittore Filippo Pennnino, o Pennini, i cui esordi vanno ricondotti a opere presenti nell’area di Benevento ai tempi dell’arcivescovo Orsini. L’artista è presente anche con opere in S. Pietro a Siepi, a Cava de’ Tirreni e nella Congrega del Rosario a Vietri sul Mare. Egli ha operato nella prima metà del XVIII secolo e rivela stilisticamente anche un’adesione a modelli della pittura romana, sulla scia di Andrea Pozzo. Un bozzetto raffigurante l’Incoronazione della Vergine nella gloria del Paradiso, conservato a Salisburgo nel Barockmuseum, costituisce il precedente dell’affresco della cupola del Tesoro delle Reliquie di Salerno. Per l’affresco con il Paradiso Salernitano, Filippo Pennini fu pagato con sessanta ducati, era il 18 febbraio 1731. Il pittore morì a Salerno l'11 gennaio 1754.




